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  Bozze d'Intesa: queste sconosciute!
Bozze d'Intesa: queste sconosciute!
Qualcuno di voi sa di cosa stiamo parlando?
La Redazione Friday 16 June 2006

Bozze d’Intesa: quanti di voi conoscono l’argomento? Pochi credo, siamo reduci da un piccolo sondaggio poco incoraggiante; l’abbiamo chiesto a qualche insegnante, al macellaio, al panettiere, al venditore di autobus, all’amico operaio, a qualche parente, alle nostre madri, ai nostri padri (qualcuno già pensionato): la risposta è al 99% sempre la stessa: boh! In fondo, a loro, cosa può importare delle Bozze d’Intesa? E’ materia per specialisti, costituzionalisti, esimi professori. E’ no, invece dovrebbe importare a tutti, eccome! Alcuni dati su cui riflettere.
Secondo il dossier statistico della Caritas gli stranieri musulmani regolari a fine 2001 erano 488.000, vale a dire circa un terzo del totale degli stranieri regolari. Con la recente sanatoria prevista per gli immigrati, per la quale erano state presentate settecentomila domande, il numero dei musulmani con permesso di soggiorno è decisamente superiore. Considerando poi gli irregolari, il numero di musulmani che vivono in Italia risulta essere stimato oltre il milione. In Europa il loro numero si attesta sui dieci milioni, ed è costantemente in aumento. Infatti, il numero dei neonati musulmani nella Comunità Europea ogni anno è pari al 10%; a Bruxelles arriva al 30% e a Marsiglia tocca il 60%.
Oltre ai musulmani immigrati, bisogna tener conto del fenomeno delle conversioni: secondo stime molto approssimative, gli italiani convertiti all'islam sono circa 10.000, anche se una parte di essi ha abbracciato l'islam non per fede, ma per opportunità. Infatti, secondo la legge islamica, la donna musulmana può andare in sposa soltanto a un musulmano, mentre non vale il contrario. Per questa ragione molti uomini cristiani, al fine di celebrare il matrimonio con una musulmana secondo il rito legale islamico, pronunciano la “shahàda” (la professione di fede: "Non vi è Dio all'infuori di Dio e Muhàmmad è il suo profeta") davanti a due testimoni. Questo è sufficiente per diventare musulmano, anche se in coscienza non se ne ha l'intenzione. Dall'altra parte, vi sono anche musulmani che si convertono al cristianesimo. Questo fenomeno è molto difficile da quantificare, poiché per un musulmano cambiare religione è considerato peccato. Da un punto di vista giuridico la libertà di coscienza in materia religiosa è minimamente tutelata soltanto in Turchia; in certi paesi sono previste pene molto severe che giungono in Arabia Saudita, in Sudan, in Iran e in Mauritania, alla pena capitale, mentre in generale l'abbandono della religione musulmana è considerato in tutte le società islamiche moralmente riprovevole. Per questa ragione un musulmano, anche se vive in Europa, tende a tenere nascosto anche ai propri famigliari l'eventuale conversione. Pare che in Francia, ogni anno, circa trecento musulmani chiedano di passare al cattolicesimo (cfr. il numero speciale dedicato alle conversioni del periodico del Centro Federico Peirone, Il dialogo, n. 6, 2002). Il milione circa di musulmani presenti in Italia può contare su circa 130 moschee ufficiali (quella di Roma, finanziata dall'Arabia saudita, è la più grande d'Europa), 123 centri culturali, 50.000 bambini e ragazzi già iscritti nelle scuole statali: tutte cifre destinate a crescere vorticosamente di anno in anno..
E ora veniamo alle Bozze d’Intesa, sul cui argomento vi invitiamo a leggere “La forza della ragione” della Oriana Fallaci (da pag.103 a pag. 122). In quanto seconda religione, la richiesta di un riconoscimento a livello politico proviene dalle organizzazioni islamiche italiane e, nel corso degli anni 90, tre di esse hanno presentato delle Bozze d'Intesa con la Repubblica italiana (l'Ucoii, Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia, nel 1992; sì, proprio la sigla che rappresenta i Fratelli Musulmani in Italia, disconosce il diritto di Israele all'esistenza e legittima gli attentati terroristici palestinesi, eppure è stata accreditata come interlocutore dello Stato; l'Ami, Associazione dei Musulmani Italiani, nel 1994; la CoReIs, Comunità religiosa islamica, nel 1996). Il problema principale è duplice, e riguarda da un lato l'assenza di una politica unitaria a livello europeo, dall'altra le difficoltà per le associazioni musulmane ad accordarsi e presentarsi, insieme, come unico interlocutore, mentre molte di esse tendono, singolarmente, a porsi come le uniche rappresentanti ufficiali.
Cerchiamo di fare una sintesi estrema di ciò che chiedono: avere riconosciuto il venerdì come giorno di festa (come per noi la domenica); poter interrompere il lavoro per recitare gli Allah-akbar 4 volte al giorno; celebrare le loro feste (quindi niente lavoro); poter effettuare il pellegrinaggio alla mecca (assentandosi dal lavoro); poter avere sui documenti d'identità la foto con il velo (per le donne); poter usufruire del contributo dell’8 per mille; imporre la validità del matrimonio islamico (divorzio o ripudio?). E qui apriamo una parentesi dedicata soprattutto alle donne: ci sono due tipi di matrimonio, uno è il “nikah” quello classico che, ripudio a parte, non ha una scadenza; poi c’è “mut’a” una specie di contratto a termine eventualmente rinnovabile. Il “nikah” di solito è un matrimonio combinato dalle famiglie indipendentemente dalla volontà dei futuri sposi (cosa che la Costituzione italiana non ammette, pretendendo la piena volontà dei contraenti matrimonio). L’islamista Youssuf Qaradhami nel suo libro “Il lecito e l’illecito” spiega come l’amore, l’attrazione fisica e il sesso siano ingannatori e quindi spetti a qualcun altro decidere. Il matrimonio è un contratto dove lo sposo versa il “mahr” cioè la cifra pattuita per acquistare la sposa. La sposa non pronuncia il fatidico si neppure durante la cerimonia; al suo posto infatti, lo fa il suo “wali”, ovvero l’uomo che ha condotto le trattative. Se poi nel corso del tempo il marito si stufa, può sempre ripudiarla pronunciando tre volte “talak, talak, talak”! Beh, da un punto di vista maschile molto più comodo del nostro divorzio, sai quanti soldi di avvocato e di assegni di mantenimento risparmiati! Chissà cosa direbbero le nostre donne se lo adottassimo anche noi (e voi, donne parlamentari, che ne dite dell’idea? Liquidiamo la faccenda come un “fatto culturale”?)
Andiamo avanti con le richieste delle Bozze: chiedono la facoltà di celebrare o sciogliere matrimoni secondo la legge islamica (la bigamia in Italia è punita dal Codice penale, art.556), chiedono la possibilità d’insegnare il Corano nella scuola pubblica così come viene insegnato nelle loro scuole coraniche utilizzando loro insegnanti (quindi non controllati dallo Stato Italiano); chiedono che attraverso materie di studio non si diffondano altri insegnamenti religiosi (significa che dovremo mettere mani ai manuali e togliere tutto quanto fa riferimento al cristianesimo?); chiedono che in ogni mensa aziendale, scuola , ospedale, carcere, ecc. siano distribuiti cibi islamici; chiedono che la sepoltura venga fatta secondo il rito islamico, cioè il cadavere senza cassa e avvolto da un lenzuolo viene sepolto a fior di terra, cosa questa che contrasta con le nostre norme d’igiene; chiedono di collaborare alla tutela del patrimonio, storico, artistico, librario, archeologico islamico presente in Italia. E ci fermiamo qui. Forse può essere che abbiamo letto, capito, interpretato male e in tal caso qualcun altro colmerà le nostre lacune, ma una considerazione ci viene spontanea: e se noi chiedessimo le stesse cose a casa loro? Esportare la democrazia con le bombe non è gran che come idea, ma se applicassimo il principio di reciprocità allora sì che ne vedremmo delle belle. Forse si renderebbero conto che non si può chiedere in casa d’altri le cose che non si vuole concedere a casa propria (appellandosi con una colossale dose di faccia tosta a quei principi democratici e liberali che per l’islam sono quasi delle bestemmie). E’ no, troppo comodo! Ma noi, autolesionisti e masochisti fino al midollo, ce ne guardiano bene dal farlo, non sarebbe “ politicamente corretto”, vero?
Francamente, se sia o no politicamente corretto non ci interessa, ma come cittadini e soprattutto come elettori, chiediamo, anzi pretendiamo, che i rappresentanti delle forze politiche si esprimano in modo chiaro sulla faccenda, cosa che nella recente campagna elettorale si sono guardati bene dal fare. Che cosa siete disposti a concedere? Che cosa voterete in parlamento? E a tutti i cittadini elettori diciamo: chiedetelo ai vostri rappresentanti politici, andate nelle sedi di partito, telefonate, scrivete e fate questa semplice domanda: voi, da che parte state? Perché la cosa, ovviamente, non finisce qui; l’ex ministro dell’interno ha recentemente costituito la Consulta Islamica (con dentro l'Ucoii!) e c’è da giurarci che torneranno alla carica per ottenere ciò che per loro è un diritto solo quando si tratta di averlo, ma non un dovere quando si tratta di concederlo agli altri!


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