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  Bloggando il Corano: Sura 12, “Giuseppe”
Bloggando il Corano: Sura 12, “Giuseppe”
di Robert Spencer
La Redazione Friday 05 February 2010

Traduzione di PAOLO MANTELLINI


La Sura 12, “Giuseppe,” è un'altra Sura del tardo periodo Meccano. Fu rivelata, secondo Maududi, "quando i Quraish" – gli Arabi pagani della Mecca e la tribù di cui Maometto era membro – "stavano considerando l'eventualità di ucciderlo, o di imprigionarlo o di esiliarlo". Racconta la storia del patriarca Giuseppe, ancora – come abbiamo già visto nella Sura 11, con le storie di altri profeti – con un chiaro messaggio allusivo a Maometto e ai suoi oppositori.

Comincia, nei Versetti 1-3, con un altro panegirico sul Corano. Ibn Kathir esprime la principale interpretazione Islamica quando dice: "La lingua Araba è la più eloquente, la più chiara, la più profonda e quella che meglio esprime il senso di quanto può comparire nella mente umana. Pertanto il Libro più prestigioso fu rivelato nella lingua più prestigiosa, al più prestigioso Profeta e Messaggero, recapitato dall'angelo più prestigioso, nella terra più prestigiosa, e Questa, ovviamente, non è una posizione che possa accogliere benevolmente un esame critico del Libro – sua rivelazione iniziò nel mese più prestigioso dell'anno, il mese di Ramadan. Pertanto, il Corano è perfetto in ogni aspetto". come è recentemente comparso nei notiziari, con la scoperta di 450 bobine di pellicole fotografiche di antichi manoscritti del Corano.

Quindi i Versetti 4-101 raccontano la storia di Giuseppe. Secondo Maududi, uno dei principali scopi di questo racconto " fu di applicarlo ai Quraish e ammonirli che, alla fine, il conflitto tra loro e il Sacro Profeta sarebbe finito con la sua vittoria sopra di loro. Loro stavano perseguitando il loro fratello, il Sacro Profeta, allo stesso modo con cui i fratelli del Profeta Giuseppe lo avevano trattato... E proprio come i fratelli del Profeta Giuseppe si dovettero umiliare di fronte a lui, così un giorno i Quraish dovranno chiedere perdono al loro fratello, che ora stavano cercando di distruggere". Egli sottolinea il Versetto 7: "In verità, in Giuseppe e i suoi fratelli ci sono i segni per chi ricerca", che si riferisce ai Quraish che dovrebbero tener conto del monito fornito loro in questa Sura.

Il racconto Coranico di Giuseppe è una versione abbreviata della storia riportata in Genesi 37-50, con alcune importanti differenze rispetto al racconto Biblico. Giuseppe fa un sogno in cui undici stelle, il sole e la luna si prostrano davanti a lui (v. 4) – cioè i suoi genitori e i suoi fratelli. I sogni non devono essere presi alla leggera: secondo ‘Abdullah bin ‘Abbas, “i sogni dei Profeti sono rivelazioni di Allah". Lo stesso Maometto spiegò che questo non si applicava solo ai Profeti, ma che era un principio generale: "Un buon sogno viene da Allah, un cattivo sogno da Satana. Così, se qualcuno di voi vede (in sogno) qualche cosa che non gli piace, quando si alza deve soffiare tre volte (sul suo fianco sinistro) e cercare rifugio in Allah contro la sua sventura, in modo da non riceverne alcun danno".

I fratelli, gelosi, lo vogliono uccidere (v. 9), ma, alla fine, decidono di buttarlo in un pozzo e di raccontare a loro padre, Giacobbe, che era morto (vv. 15-18). A differenza del racconto Biblico, qui Giacobbe non li crede (v. 18). Il Tanwîr al-Miqbâs min Tafsîr Ibn ‘Abbâs dice “non credette loro perché in un'altra occasione avevano raccontato che Giuseppe era stato ucciso dai predoni".

Comunque, in seguito, Giuseppe, venduto come schiavo in Egitto, è l'oggetto di un tentativo di seduzione da parte della moglie del padrone (v. 30). Un altro dettaglio che non compare nel racconto Biblico è che Giuseppe "la desiderava" ma Allah allontanò "da lui il male e la lascivia. Ecco! Lui era uno dei Nostri schiavi scelti." (v. 24). L'acuto dualismo insito nell'Islam appare evidente quando Maududi vede una lezione in questo episodio: "Confronta i personaggi precedenti [Giacobbe e Giuseppe] plasmati dall'Islam sulla salda base dell'adorazione di Allah e sulla consapevolezza dell'al-di-là, con il successivo, plasmato dal kufr [miscredenza] e dalla "ignoranza" per l'adorazione del mondo e il disprezzo di Allah e dell'al-di-là ...". Lei lo accusa di immoralità (v. 25), ma l'innocenza di Giuseppe diventa evidente quando si scopre che il suo manto è strappato sul dietro e non sul davanti – in altre parole, stava fuggendo da lei (vv. 27-28). Suo marito commenta: "Ecco! questa è l'astuzia di voi donne! Ecco! La vostra astuzia è molto grande!" (v. 28).

Quindi la moglie del principe organizza un banchetto per le donne della città, che sono così ammirate per il bell'aspetto di Giuseppe che cominciano a farsi tagli nelle mani (v. 31). Ibn Kathir spiega: “Esse lo ammiravano molto ed erano stupefatte da ciò che vedevano. Cominciarono a tagliare le loro mani per lo stupore a causa della sua bellezza, mentre credevano di tagliare il limone coi loro coltelli". La moglie del principe si sentì assolta: "Quando avvertirono il dolore, cominciarono ad urlare e lei disse loro ' Voi avete fatto tutto ciò solo per una rapida occhiata a lui, così, come posso io essere rimproverata?"

Giuseppe, in conclusione, viene imprigionato (v. 35). Quando due suoi compagni di prigionia gli chiedono di interpretare i loro sogni (v. 36), prima di tutto, dice loro di essere un buon Musulmano: ha "abbandonato le vie della gente che non crede in Allah” (v. 37). Egli segue la religione di Abramo, Isacco e Giacobbe e "mai possiamo attribuire compagni ad Allah” (v. 38). Langue in prigione per un altro po' di tempo, ma alla fine ha l'opportunità di interpretare il sogno del re (vv. 46-49). La moglie del suo padrone confessa infine la sua colpa (v. 51) e così Giuseppe è liberato e ricompensato (vv. 54-56). I fratelli di Giuseppe si rivolgono a lui per aiuto durante una carestia, ma senza riconoscerlo (v. 58); Giuseppe impone che gli portino il loro fratello più giovane (v. 60). Muhammad Asad spiega come la storia si svolge: "Giuseppe avrebbe voluto trattenere Beniamino con sé, ma, secondo la legge Egiziana, non poteva farlo senza il consenso dei suoi fratelli". Ma, quando fu trovata la coppa nella borsa di suo fratello, "Beniamino sembrò colpevole di furto e, secondo la legge vigente, Giuseppe era autorizzato a reclamarlo come suo schiavo, e quindi a tenerlo nella sua casa". Il punto centrale del racconto Coranico è che Allah dispone tutto ciò che accade e nessuno può ostacolare la Sua volontà: "Così dispose per Giuseppe. Non avrebbe potuto prendere suo fratello, secondo la legge del re, a meno che Allah non lo avesse voluto” (v. 76). Giuseppe svela la sua identità ai suoi fratelli (v. 90), che implorano il perdono di Allah (v. 91) e lo ottengono (v. 92, 98). Giacobbe e i fratelli vanno a vivere con Giuseppe in Egitto (vv. 99-100).

I Versetti 102-111 sottolineano che tutto questo è un avvertimento. Allah dice a Maometto di avergli rivelato la storia di Giuseppe "mediante l'ispirazione", poiché Maometto non era presente quando i fratelli di Giuseppe complottarono contro di lui; così, come avrebbe potuto sapere che cosa era successo, se non era un vero profeta (v. 102)? E ancora, molti non crederanno (vv. 103, 105, 106), benché questo non sia un racconto inventato, ma una conferma delle Scritture esistente (v. 111) – Scritture che, ovviamente, con gran dispetto di Maometto, non hanno, in realtà, confermato il suo messaggio.

La prossima settimana: La Sura 13, “Il Tuono": " Se ci fosse un Corano con cui si potessero far muovere le montagne, o spaccare la terra in pezzi, o far parlare i morti, questo sarebbe quello!"

[Versioni Italiane del Corano possono essere trovate qui (versione dell'UCOII di Hamza Piccardo), qui (con recitazione .mp3 in Arabo, Italiano e altre lingue), qui e qui. Esistono anche molte edizioni a stampa del Corano in Italiano; N.d.T.]

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Sura XII

Yûsuf

(Giuseppe)


Pre-Eg. n°53 (a parte i vv.1-3 e 7 ). Di 111 versetti.

La storia di Giuseppe, che il Corano stesso definisce “la più bella delle storie”, è contenuta in questa dodicesima Sura rivelata quasi interamente alla Mecca. Diversamente dagli altri profeti (pace su tutti loro), le cui vicende sono accennate e riprese più volte nel Libro santo, alla storia di Giuseppe il Corano dedica un'intera sura, il cui svolgimento cronologico e narrativo è compiuto e non reiterato. Il Corano cita Giuseppe solo in altri due versetti: IV, 84 in riferimento alla discendenza di Abramo e XL, 34 considerandolo un messaggero di Allah (gloria a Lui l'Altissimo) al popolo d'Egitto]

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

1. Alif, Lâm, Râ. Questi sono i versetti del Libro esplicito.

2. In verità lo abbiamo fatto scendere come Corano arabo*, affinché possiate comprendere.

*[“Corano arabo”: in arabo, qur'an significa “lettura”, e la lettura per antonomasia è il Libro Santo, rivelato al Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui)]

3. Grazie a ciò che ti ispiriamo in questo Corano, Noi ti raccontiamo la più bella storia, anche se precedentemente non ne eri a conoscenza.

4. Quando Giuseppe disse a suo padre: “O padre mio, ho visto [in sogno] undici stelle, il sole e la luna. Li ho visti prosternarsi davanti a me”,

5. disse: “O figlio mio, non raccontare questo sogno ai tuoi fratelli, ché certamente tramerebbero contro di te! In verità, Satana è per l'uomo un nemico evidente.

6. Ti sceglierà così il tuo Signore e ti insegnerà l'interpretazione dei sogni e completerà la Sua grazia su di te e sulla famiglia di Giacobbe, come già prima di te, la completò sui tuoi due avi, Abramo e Isacco. In verità, il tuo Signore è sapiente e saggio”.

7. Certamente, in Giuseppe e nei suoi fratelli ci sono segni per coloro che interrogano.

8. Quando [essi] dissero: “Giuseppe e suo fratello sono più cari a nostro padre, anche se noi siamo un gruppo capace. Invero, nostro padre è in palese errore.

9. Uccidete Giuseppe, oppure abbandonatelo in qualche landa, sì che il volto di vostro padre non si rivolga ad altri che a voi, dopodiché sarete ben considerati”.*

*[“Uccidete...”: i fratelli parlano tra loro ma per fedeltà allo stile coranico abbiamo reso il discorso usando la seconda persona plurale. Questa forma è comunemente usata nel Corano e può dare l'impressione dell'estraneità di chi parla rispetto al gruppo cui si rivolge]

10. Uno di loro prese la parola e disse: “Non uccidete Giuseppe. Se proprio avete deciso, gettatelo piuttosto in fondo alla cisterna, ché possa ritrovarlo qualche carovana”.

11. Dissero: “O padre nostro, perché non ti fidi di noi a proposito di Giuseppe? Eppure siamo sinceri nei suoi confronti.

12. Lascia che venga con noi, domani, a divertirsi e a giocare; veglieremo su di lui”.

13. Disse: “Mi rattrista che lo conduciate [con voi]; temo che il lupo lo divori, mentre non badate a lui”.

14. Dissero: “Se lo mangiasse il lupo, mentre siamo tanto numerosi, veramente saremmo disgraziati!”.

15. Quando poi lo ebbero condotto con loro e furono d'accordo nel gettarlo in fondo alla cisterna, Noi gli ispirammo: “Ricorderai loro quello che hanno commesso quando meno se lo aspetteranno”.

16. Quella sera, tornarono al padre loro piangendo.

17. Dissero: “Abbiamo fatto una gara di corsa, abbiamo lasciato Giuseppe a guardia della nostra roba e il lupo lo ha divorato. Tu non ci crederai, eppure siamo veritieri”.

18. Gli presentarono la sua camicia, macchiata di un sangue che non era il suo. Disse [Giacobbe]: “I vostri animi vi hanno suggerito un misfatto. Bella pazienza... mi rivolgo ad Allah, contro quello che raccontate”.

19. Giunse una carovana e mandarono uno di loro ad attingere acqua. Questi fece scendere il secchio e poi disse: “Buona nuova, c'è un ragazzo!”. Lo nascosero, come fosse merce. Allah era ben a conoscenza di quel che facevano.

20. Lo vendettero a basso prezzo, qualche pezzo d'argento, e furono in ciò deprezzatori.

21. Colui Che in Egitto lo acquistò, disse a sua moglie: “Trattalo bene, ché forse ci sarà utile o potremo adottarlo come figlio”. Stabilimmo così Giuseppe in quella terra, affinché imparasse da Noi l'interpretazione dei sogni. Allah ha il predominio nei Suoi disegni, ma la maggior parte degli uomini non lo sa.

22. Quando raggiunse la sua età adulta, gli concedemmo saggezza e scienza. Così compensiamo coloro che compiono il bene.

23. Avvenne che, colei nella cui casa egli si trovava, s'innamorò di lui. Chiuse le porte e gli disse: “Accostati a me!”. Disse: “Che Allah non voglia! Il mio padrone mi ha dato buona accoglienza: gli ingiusti non prospereranno”.

24. Certamente ella lo desiderava ed egli l'avrebbe respinta con violenza, se non avesse visto un segno del suo Signore*; così allontanammo da lui il male e l'ignominia, perché era uno dei Nostri sinceri servitori.

*[“… ella lo desiderava ed egli l'avrebbe respinta con violenza…” Un’altra possibilità di comprensione condurrebbe ad una traduzione ben diversa: “ella lo desiderava e anche lui l’avrebbe desiderata se…”]

25. Entrambi corsero verso la porta, [lei] gli strappò la camicia da dietro. Alla porta incontrarono il marito di lei. Disse [la donna]: “Cosa merita colui che ha voluto male a tua moglie? Nient'altro che la prigione o un doloroso castigo!”.

26. Disse [Giuseppe]: “È lei che voleva sedurmi”. Un testimone della famiglia di lei intervenne: “Se la camicia è strappata davanti, è lei che dice la verità e lui è un mentitore;

27. se invece la camicia è strappata sul dietro, ella mente ed egli dice la verità”.

28. Vista la camicia che era strappata sul dietro, disse: “È certamente un'astuzia di femmine! La vostra astuzia [o donne] è davvero grande!

29. Vai pure, Giuseppe. E [tu donna], implora perdono per la tua colpa, ché in verità sei colpevole!”.

30. Le donne in città malignavano: “La moglie del principe ha cercato di sedurre il suo garzone! Egli l'ha resa folle d'amore. Ci sembra che si sia del tutto smarrita”.

31. Avendo sentito i loro discorsi, inviò loro qualcuno e preparò i cuscini* [giunte che furono], diede a ciascuna un coltello* quindi disse [a Giuseppe]: “Entra al loro cospetto”. Quando lo videro, lo trovarono talmente bello, che si tagliuzzarono le mani dicendo: “Che Allah ci protegga! Questo non è un essere umano, ma un angelo nobilissimo!”.

*[“inviò loro qualcuno e preparò i cuscini”: espressione di estrema sinteticità per rendere tutto il concetto della formulazione degli inviti e dei preparativi del ricevimento. Il “cuscino” (in arabo “muttaka'”) è proprio quello che viene offerto all'ospite non appena si siede, in modo che si sostenga o si appoggi. È un modo di comunicare la massima volontà di mettere l'ospite a suo agio]

*[“ diede a ciascuna un coltello”: per sbucciare le arance che aveva offerto loro]

32. Disse: “Questi è colui per il quale mi avete biasimato. Ho cercato di sedurlo, ma lui vuole mantenersi casto. Ebbene, se rifiuta di fare ciò che gli comando, sarà gettato in prigione e sarà tra i miserabili”.

33. Disse: “O mio Signore, preferisco la prigione a ciò cui mi invitano; ma se Tu non allontani da me le loro arti, cederò loro e sarò uno di quelli che disconoscono [la Tua legge]”.

34. Lo esaudì il suo Signore e allontanò da lui le loro arti. In verità Egli è Colui Che tutto ascolta e conosce.

35. E così, nonostante avessero avuto le prove, credettero [fosse bene] imprigionarlo per un certo periodo.

36. Insieme con lui, entrarono in prigione due giovani. Uno di loro disse: “Mi sono visto [in sogno] mentre schiacciavo dell'uva...”. Disse l'altro: “Mi sono visto mentre portavo sulla testa del pane e gli uccelli ne mangiavano. Dacci l'interpretazione di tutto ciò. Invero, vediamo che sei uno di coloro che compiono il bene”.

37. [Rispose Giuseppe]: “Non vi sarà distribuito cibo prima che vi abbia reso edotti sulla loro interpretazione. Ciò è parte di quel che il mio Signore mi ha insegnato. In verità, ho abbandonato la religione di un popolo che non crede in Allah e disconosce l'altra vita

38. e seguo la religione dei miei avi, Abramo, Isacco e Giacobbe. Non dobbiamo associare ad Allah alcunché. Questa è una grazia di Allah per noi e per gli uomini, ma la maggior parte di loro sono ingrati.

39. O miei compagni di prigione! Una miriade di signori sono forse meglio di Allah, l'Unico, Colui Che prevale?

40. Non adorate all'infuori di Lui altro che nomi, che voi e i vostri avi avete inventato, e a proposito dei quali Allah non ha fatto scendere nessuna prova. In verità, il giudizio appartiene solo ad Allah. Egli vi ha ordinato di non adorare altri che Lui. Questa la religione immutabile, eppure la maggior parte degli uomini lo ignora.

41. O miei compagni di prigione, uno di voi due verserà il vino al suo signore, l'altro sarà crocifisso e gli uccelli beccheranno la sua testa. Le questioni sulle quali mi avete interpellato sono così stabilite”.

42. E disse a quello dei due che, a suo avviso, si sarebbe salvato: “Ricordami presso il tuo signore”. Satana fece sì che dimenticasse di ricordarlo al suo signore*. Giuseppe restò quindi in prigione per altri anni.

*[“Satana fece sì che dimenticasse di ricordarlo al suo signore”: nel caso il soggetto sia il coppiere, il pronome “lo” si riferisce a Giuseppe mentre “il signore” è il Faraone. Un'altra interpretazione tradurrebbe: “Ma Satana fece sì che dimenticasse di ricordare il suo Signore” e considera la continuazione della prigionia di Giuseppe come un castigo impostogli da Allah (gloria a Lui l'Altissimo) per essersi raccomandato alla clemenza di un uomo (il Faraone), piuttosto che a Lui]

43. Disse il re: “Invero, vidi [in sogno] sette vacche grasse che sette vacche magre divoravano, e sette spighe verdi e sette altre secche. O notabili, interpretatemi la mia visione, se siete capaci di interpretare i sogni!”.

44. Risposero: “Incubi confusi. Non sappiamo interpretare gli incubi”.

45. Quello dei due che era stato liberato, si ricordò infine di lui ed esclamò: “Io vi rivelerò il significato! Lasciate che vada”.

46. [Disse]: “O Giuseppe, o veridico, spiegaci [il significato] di sette vacche grasse che sette magre divorano, e di sette spighe verdi e di sette altre secche. Ché io possa tornare a quella gente, ed essi possano sapere”.

47. Rispose: “Coltiverete per sette anni, come è vostra consuetudine. Tutto quello che avrete raccolto lasciatelo in spiga, eccetto il poco che consumerete.

48. Verranno poi sette anni di carestia che consumeranno tutto quello che avrete risparmiato, eccetto quel poco che conserverete.

49. Dopo di ciò verrà un'annata in cui gli uomini saranno soccorsi e andranno al frantoio”.

50. Disse il re: “Conducetemelo”. Quando giunse il messaggero [Giuseppe] disse: “Ritorna presso il tuo signore e chiedigli: "Cosa volevano le donne che si tagliuzzarono le mani?". Invero, il mio Signore ben conosce le loro astuzie”.

51. Chiese allora [il re alle donne]: “Qual era la vostra intenzione quando volevate sedurre Giuseppe?”. Risposero: “Allah, ce ne guardi! Non conosciamo male alcuno a suo riguardo”. La moglie del principe disse: “Ormai la verità è manifesta: ero io che cercavo di sedurlo. In verità, egli è uno di coloro che dicono il vero”.

52. [Disse Giuseppe]: “[Ho sollecitato] questa [inchiesta], affinché il mio padrone sappia che non l' ho tradito in segreto, ché in verità Allah non guida le astuzie dei traditori.

53. Non voglio assolvere me stesso! In verità, l'anima è propensa al male, a meno che il mio Signore per la misericordia [non la preservi dal peccato]. In verità, il mio Signore è perdonatore, misericordioso”.

54. Disse il re: “Conducetemelo: voglio tenerlo presso di me”. Quando poi gli ebbe parlato, disse: “D'ora in poi rimarrai al nostro fianco, con autorità e fiducia”.

55. Rispose: “Affidami i tesori della terra: sarò buon guardiano ed esperto”.

56. Così demmo a Giuseppe autorità su quella terra e dimorava dove voleva. Facciamo sì che la Nostra misericordia raggiunga chi vogliamo e che non vada perso il compenso di coloro che operano il bene.

57. E il compenso dell'altra vita è migliore per coloro che credono e hanno timor [di Allah].

58. Giunsero i fratelli di Giuseppe e si presentarono davanti a lui. Egli li riconobbe, mentre essi non lo riconobbero.

59. Dopo che li ebbe riforniti di provviste, disse loro: “Conducetemi il vostro fratello da parte di padre. Non vedete come vi ho colmato il carico e che sono il migliore degli ospiti?

60. Se non lo condurrete, da parte mia non ci saranno più carichi per voi e non mi potrete più avvicinare”.

61. Dissero: “Cercheremo di convincere suo padre e certamente ci riusciremo”.

62. Disse [poi] ai suoi garzoni: “Nascondete le loro merci nei loro bagagli, ché le riconoscano quando saranno giunti presso la loro gente e forse ritorneranno”.

63. Quando furono di ritorno presso il padre loro, gli dissero: “O padre, non potremo più avere altri carichi. Lascia venire con noi nostro fratello, ci potremo rifornire e certamente veglieremo su di lui”.

64. Disse: “Ve lo dovrei affidare, come già vi affidai suo fratello? È Allah il migliore dei guardiani, ed Egli è il Più misericordioso dei misericordiosi!”.

65. Quando poi disfecero i bagagli, scoprirono che gli erano state rese le loro merci. Dissero: “O padre, cosa potremmo desiderare di più? Ecco, le nostre merci ci sono state restituite. Provvederemo alla nostra gente e veglieremo su nostro fratello, aggiungeremo un altro carico di cammello: sarà un carico facile”.

66. Disse [Giacobbe]: “Non lo manderò con voi, finché non giurerete su Allah che me lo riporterete, a meno che non siate del tutto sopraffatti”. Poi, dopo che ebbero giurato, disse loro: “Allah è il garante di quello che abbiamo detto”.

67. Disse: “O figli miei, non entrate da una sola porta, ma entrate da porte diverse.* In nulla potrei proteggervi nei confronti di Allah. La decisione appartiene solo ad Allah e in Lui confido. In Lui confidino, coloro che confidano”.

*[ Giacobbe invita i figli ad entrare per porte diverse per evitare che l'entrare tutti insieme dalla stessa porta, giovani e prestanti, potesse attirare su di loro il malocchio degli invidiosi]

68. Pur essendo entrati nel modo che loro padre aveva raccomandato, ciò non li avrebbe protetti da Allah. Non fu altro che uno scrupolo, nell'animo di Giacobbe, ed egli lo soddisfece. Invero egli era colmo della scienza che Noi gli avevamo insegnato, mentre la maggior parte degli uomini non sanno.

69. E quando furono introdotti da Giuseppe, questi trasse in disparte suo fratello [Beniamino] e gli disse: “Io sono tuo fratello, non essere dunque triste per quello che mi hanno fatto”.

70. Dopo che li ebbe riforniti, fece nascondere una coppa nei bagagli di suo fratello. Gridò un messo: “O voi della carovana, invero siete dei ladri!”.

71. Si arrestarono e chiesero: “Cosa cercate?”.

72. Risposero: “La coppa del re. Un carico di cammello è destinato a chi la riporterà, io ne sono garante!”.

73. Dissero: “Per Allah, sapete bene che non siamo venuti a spargere la corruzione sulla terra e che non siamo dei ladri”.

74. “Quale sarà la sanzione se mentite?”, dissero [gli Egiziani].

75. Risposero: “Il riscatto? Colui nei cui bagagli troverete la coppa, sarà egli stesso il suo riscatto. È così che sanzioniamo gli ingiusti”.

76. [Giuseppe] iniziò dai sacchi degli altri prima che da quello di suo fratello, e infine la trasse dai bagagli di quest'ultimo. Suggerimmo Noi quest'astuzia a Giuseppe, ché altrimenti non avrebbe potuto trattenere suo fratello nel rispetto della legge del re, a meno che Allah non l'avesse voluto. Eleviamo il rango di chi vogliamo, e sopra ogni sapiente c'è l'Onnisciente.

77. Disse: “Se ha rubato, già uno dei suoi fratelli aveva rubato”.* Giuseppe nascose [il sentimento] nel suo cuore, senza mostrare loro nulla. Disse: “Invero, la vostra situazione è peggiore, e Allah sa cosa affermate!”.

*[“già uno dei suoi fratelli aveva rubato”: la maggior parte dei commentatori (Tabarî XIII, 29) riferiscono questa affermazione ad un episodio dell'infanzia di Giuseppe. Sembra che avesse sottratto un idolo al nonno materno pagano e lo avesse rotto e gettato]

78. Implorarono: “O potente, suo padre è molto vecchio! Prendi uno di noi in sua vece. Tu sei tra coloro che ben agiscono”.

79. Disse: “Ci guardi Allah, dal prendere altri che colui presso il quale abbiamo ritrovato i nostri beni, ché in tal caso saremmo ingiusti!”.

80. Quando persero la speranza [di riaverlo], discussero [tra loro] in segreto. Disse il maggiore: “Non ricordate, che vostro padre vi chiese di giurare davanti ad Allah? E come, già una volta, mancaste nei confronti di Giuseppe? Non lascerò questo territorio, senza che mio padre me ne dia il permesso o [senza] che Allah abbia giudicato in mio favore. Egli è il migliore dei giudici.

81. Tornate dal padre vostro e ditegli: “O padre, tuo figlio ha rubato. Non abbiamo testimoniato, eccetto che per quello che sappiamo: non potevamo prevedere l'ignoto.

82. Chiedi pure [agli abitanti della] città e a quelli della carovana con la quale siamo tornati. Davvero siamo sinceri!”.

83. Disse [Giacobbe]: “Sono piuttosto le vostre passioni che vi hanno ispirato qualcosa. Bella pazienza! Chissà che Allah, me li restituisca tutti quanti! In verità, Egli è il Sapiente, il Saggio”.

84. Volse loro le spalle e disse: “Ahimè! Quanto mi dolgo per Giuseppe!”. Sbiancarono i suoi occhi per la tristezza e fu sopraffatto dal dispiacere.

85. Dissero: “Per Allah! Smetti di ricordare Giuseppe, finirai per consumarti e morirne!”.

86. Rispose: “Mi lamento solo davanti ad Allah della mia disgrazia e del mio dolore, e grazie ad Allah conosco cose che voi non sapete.

87. Andate figli miei, cercate Giuseppe e suo fratello e non disperate del soccorso di Allah, ché solo i miscredenti disperano del soccorso di Allah”.

88. Quando poi entrarono [ancora una volta] al cospetto di lui, dissero: “O principe, ci ha colpiti la disgrazia, noi e la nostra famiglia. Abbiamo recato merce di scarso valore. Riempici comunque la misura e facci la carità, ché Allah compensa i caritatevoli”.

89. Rispose: “Non ricordate quello che faceste a Giuseppe e a suo fratello nella vostra ignoranza?”.

90. Dissero: “Sei tu proprio, Giuseppe?”. Disse: “Io sono Giuseppe e questi è mio fratello. In verità Allah ci ha colmato di favori! Chi è timorato e paziente, [sappia che] in verità, Allah non trascura di compensare chi fa il bene”.

91. Dissero: “Per Allah, certo Allah ti ha preferito a noi e certo noi siamo colpevoli”.

92. Disse: “Oggi non subirete nessun rimprovero! Che Allah vi perdoni, Egli è il più misericordioso dei misericordiosi.

93. Andate con questa mia camicia e posatela sul viso di mio padre: riacquisterà la vista. Conducetemi tutta la vostra gente”.

94. Non appena la carovana fu ripartita, disse il padre loro: “Davvero sento l'odore di Giuseppe, e non dite che sto delirando”.

95. Gli risposero: “Per Allah, sei ancora in preda alla tua vecchia fissazione”.

96. Quando giunse il latore della buona novella, pose la camicia sul volto di [Giacobbe]. Egli riacquistò la vista e disse: “Non vi avevo appunto detto che grazie ad Allah, conosco cose che voi non sapete?”.

97. Dissero: “O padre, implora perdono per i nostri peccati, ché veramente siamo colpevoli”.

98. Rispose: “Implorerò per voi il perdono del mio Signore. Egli è il Perdonatore, il Misericordioso”.

99. Quando furono introdotti alla presenza di Giuseppe, questi accolse il padre e la madre e disse: “Entrate in Egitto in sicurezza, se Allah vuole!”.

100. Fece salire i suoi genitori sul suo trono e [tutti] caddero in prosternazione. Disse: “O padre, ecco il significato del mio sogno di un tempo. Il mio Signore lo ha avverato. Egli è stato buono con me quando mi ha tratto dalla prigione, e vi ha condotti qui dal deserto, dopo che Satana si era intromesso tra me e i miei fratelli. In verità, il mio Signore è dolcissimo in quello che vuole, Egli è il Sapiente, il Saggio.

101. O mio Signore, mi hai dato qualche potere e mi hai insegnato l'interpretazione dei sogni. O Creatore dei cieli e della terra, Tu sei il mio patrono, in questa vita come nell'altra. Fammi morire musulmano e ponimi tra i devoti!”.

102. Sono queste le storie segrete che ti riveliamo, ché certo non eri tra loro quando si riunivano per tramare.

103. La maggior parte degli uomini non crederanno, nonostante il tuo ardente desiderio.

104. Eppure non chiedi loro alcun compenso. [Questo Corano] non è che un monito per i mondi.

105. E quanti segni nei cieli e sulla terra, cui gli uomini passano accanto voltando loro le spalle!

106. La maggior parte di loro non crede in Allah, se non attribuendoGli associati.

107. Sono forse certi che non li avvolga il castigo di Allah o che non giunga improvvisa l'Ora, mentre sono incoscienti?

108. Di': “Ecco la mia via: invito ad Allah in tutta chiarezza, io stesso e coloro che mi seguono. Gloria ad Allah, non sono uno dei politeisti”.

109. Non inviammo prima di te, altro che uomini abitanti delle città e che Noi ispirammo. Non viaggiano forse sulla terra e non vedono quale è stata la fine di coloro che furono prima di loro? Certo la dimora dell'altra vita è migliore per quelli che temono [Allah]. Non capite dunque?

110. Quando poi i messaggeri stavano per perdere la speranza, ritenendo che sarebbero passati per bugiardi, ecco che giunse il Nostro soccorso. Abbiamo salvato quelli che abbiamo voluto, ché la Nostra severità non sarà allontanata dagli empi.

111. Nelle loro storie c'è una lezione per coloro che hanno intelletto. Questo [Corano] non è certo un discorso inventato, ma è la conferma di ciò che lo precede, una spiegazione dettagliata di ogni cosa, una guida e una misericordia per coloro che credono.




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