Avete presente la saga di Harry Potter, vero? Ieri ho rivisto il film numero quattro: “Il calice di fuoco”, dopo essermi letto tutti i libri. L’intera vicenda è costruita sull’eterna lotta tra il Bene e il Male, una dicotomia assolutamente manichea, come s’impone in storie di questo tipo. Da una parte il mitico Harry, assistito dal saggio Silente e accompagnato nelle sue avventure dai suoi fedeli amici, Ron ed Hermione; dall’altro il cattivissimo Lord Voldemort, detto anche “Colui che non deve essere nominato” oppure “Tu-sai-chi”. Il personaggio è così temuto ed incute talmente paura che spesso il suo nome viene omesso, appunto per paura. Il non pronunciare il nome serve per proteggersi dal terrore, come se il nome stesso potesse essere fonte di pericolo mortale. Lord Voldemort non compare spesso in carne ed ossa, anzi, per parecchio tempo pare non abbia neppure un vero e proprio corpo, non si sa neppure dove stia, addirittura per un po’ si pensa possa essere morto e quando ricompare, scontrandosi con Harry, molti sono propensi a credere che le cose non stiano così. Potter si sarebbe inventato tutto, oppure sarebbe impazzito e comunque il problema Voldemort sarebbe stato ingigantito. La cosa che fa pensare è che questo modo di pensare appartiene spesso proprio a chi dovrebbe assicurare la protezione dalle malefatte di Voldemort, come ad esempio il pavido Ministro della Magia, Cornelius Caramel.
Ebbene, sarà il caldo di questi giorni, sarà qualche allucinogeno inalato per errore, sarà qualche leggero disturbo legato ad una sindrome schizo-paranoidea, ma mi è venuto da fare un’associazione: Lord Voldemort uguale a Bin Laden. Pensateci un attimo; Voldemort c’è ma non si sa dove stia, come Bin Laden; Voldemort è spietato, crudele, non fa distinzione tra uomini, donne e bambini, tutto ciò che ostacola i suoi piani va eliminato, come Bin Laden; Voldemort ha il culto della morte, per lui i suoi seguaci devono essere pronti a sacrificare la loro vita, come Bin Laden; Voldemort usa il terrore per tenere uniti a sé i suoi adepti, come Bin Laden; Voldemort è il capo di una setta che ha come obiettivo quello di prendere il potere nel mondo dei maghi, Bin Laden è il capo dell’islam integralista che ha come obiettivo primario il controllo degli stati islamici; Voldemort non ha regole etiche, come Bin Laden; il nome di Voldemort non deve essere nominato, così come spesso si omette di associare il sostantivo “terrorismo” all’aggettivo “islamico”.
Che dite, sto vaneggiando? Sì? Bene, allora continuo. Fino ad un certo punto il pericolo Voldemort viene minimizzato, forse per esorcizzare la paura che incombe, anzi dare adito a certe voci appare contro producente, è come se il non parlarne, il nascondere il problema bastasse a risolverlo, mentre invece il signore oscuro approfitta proprio di questo atteggiamento per lavorare nell’ombra; e cosa abbiamo fatto (e continuiamo a fare) noi nei confronti del pericolo islamico? Minimizzare, sempre e comunque; tolleranza e dialogo, sì, ma quasi sempre a senso unico. All’interno del Ministero stesso si respira questo modo di fare che porta allo scontro con chi, Silente per esempio, si batte per tenere alta la guardia, mentre il Ministro pare più interessato al mantenimento del suo potere personale. In termini moderni si chiama opportunismo.
L’evolversi della storia porta però necessariamente molti personaggi del romanzo a dover fare una scelta di campo: o di qua, con chi si batte per fronteggiare Voldemort, o di là, insieme al signore oscuro. In mezzo, una serie di personaggi talvolta ambigui, pieni di paure e reticenze, che per tornaconto personale o per paura non vorrebbero doversi schierare. E non succede così anche nei confronti del pericolo Bin Laden e in generale del pericolo islamico? Ve li ricordate gli striscioni con su scritto “Né con Bush, né con Bin Laden?”. Ve li ricordate quelli che la Fallaci chiama “collaborazionisti”? E cosa farebbero questi se dovessero scegliere tra stare con Potter o stare con Voldemort? In fondo anche “Colui che non deve essere nominato” avrà le sue buone ragioni per fare ciò che ha fatto, no? Alla fine del quarto episodio, Silente dice a Potter:”Stiamo per affrontare tempi in cui si dovrà scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è comodo”. Profetico, non vi pare? La stessa frase è stata detta da molti dopo gli attentati dell’11 Settembre. Vi sono circostanze nella vita non si può non scegliere e questo vale per la saga di Potter così come nel dopo 11 settembre 2001.
A questo punto, al culmine di questo mio delirio, mi resta una domanda fondamentale a cui non so dare una risposta? Ho capito chiaramente chi è il nostro Lord Voldemort, ma il nostro Harry Potter, dove sta?
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