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  Voleva uscire dallo stagno: l'hanno sgozzata come un animale!
Voleva uscire dallo stagno: l'hanno sgozzata come un animale!
Il Corano ha colpito ancora
La Redazione Wednesday 16 August 2006

L’orribile omicidio (ma islamicamente corretto) di Hina, la ragazza pakistana in provincia di Brescia, ci sbatte in faccia, qualora che ne fosse stato bisogno, alcune questioni sulle quali non è possibile non interrogarsi.
Prima questione: quand’è che un musulmano è moderato? E’ sufficiente che non compia atti terroristici? Che non collabori con Al Queda? La domanda l’avevamo già posta (http://www.iostoconoriana.it/site/content.php?article.9) ma vogliamo riproporla. Il padre della ragazza uccisa, e verosimilmente l’autore dell’omicidio, era in Italia da oltre dieci anni e poco tempo fa aveva presentato domanda per ottenere la cittadinanza, non aveva precedenti penali, non creava problemi alla comunità dove risiedeva, lavorava regolarmente in una fabbrica locale, pagava le tasse, ma di “italiano” non aveva nulla. Non condivideva valori, costumi, mentalità, nulla di nulla, al punto da arrivare a sgozzare come un animale la figlia perché conduceva una vita “non islamicamente corretta”. Ebbene, fino a pochi giorni fa avremmo detto che quest’uomo non solo era un musulmano “moderato”, ma perfino integrato al punto da voler diventare cittadino italiano. E’ chiaro qual è il punto? Signori miei, non basta lavorare in fabbrica e pagare le tasse per poter diventare un buon cittadino italiano. E allora, cos’è che ha fatto diventare un musulmano “moderato” un assassino? Beh, possiamo girarci attorno finché che vogliamo, ma la risposta è una sola: la religione, cioè l’islam, cioè il Corano. Perché, come dice la Fallaci, “l’islam è uno stagno. E uno stagno è una gora di acqua stagna. Acqua che non defluisce mai, non si muove mai, non si depura mai, non diventa mai acqua che scorre e che scorrendo arriva a mare” (La Forza della Ragione, pag. 273). Quella povera ragazza voleva uscire dallo stagno, voleva depurare l’acqua, aveva scelto di vivere all’occidentale insieme ad un “cristiano” e per questo è stata sgozzata, dal padre, con il probabile aiuto di qualche parente.

Seconda questione: il relativismo culturale. Probabilmente, se il fatto fosse accaduto in Pakistan, il padre non subirebbe nessuna condanna: che facciamo? In nome del “relativismo culturale” tra un po’ concederemo che un musulmano sia giudicato non in nome delle nostre leggi ma in nome della sharia? Già quelli dell’Ucoii lo chiedono e noi cosa vogliamo fare? Concederglielo? Perché se tutto è relativo allora anche un atto criminale è relativo. Beh, ci dispiace, ma noi siamo convinti che nonostante tutti i difetti del nostro modo di essere, la democrazia è sempre meglio della teocrazia, una costituzione liberale è sempre meglio migliore della sharia, una decisione parlamentare è sempre meglio di una sura, una organizzazione internazionale è sempre meglio della humma, una sentenza di un tribunale indipendente è sempre miglio di una fatwa e queste convinzioni non sono trattabili o barattabili.

Questo ci porta dritti alla terza questione: l’educazione. Noi crediamo che i giovani immigrati che nascono qui o che comunque frequentano le nostre scuole debbano essere formati secondo i nostri valori se vogliamo fare di loro dei futuri cittadini italiani. E questo va detto con forza e coraggio da chi detiene l’enorme responsabilità della formazione e senza mezze misure. Trincerarsi dietro a manfrine ideologiche e di buonismo di facciata non solo è sbagliato nei confronti di questi giovani, ma diventa irresponsabile, vile e persino fortemente razzista.

Quarta questione: le donne. Vogliamo pensare che le donne potranno costituire in futuro l’elemento che dal di dentro potrà disgregare l’islam; in loro riponiano tutte le nostre speranze affinché lo stagno putrido venga spazzato via e l’acqua corrente possa finalmente scorrere dopo secoli di ristagno. Quella povera ragazza sgozzata voleva uscire dallo stagno e chissà quante come lei sono pronte a farlo; noi dobbiamo accompagnarle, incoraggiarle, aiutarle, difenderle. A lei il nostro più commosso saluto; agli assassini il nostro più profondo disprezzo.

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