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  Messaggi di cordoglio per Oriana da parte dei nostri lettori [101-110]
Messaggi di cordoglio per Oriana da parte dei nostri lettori [101-110]
La Redazione Sunday 29 October 2006

Riportiamo di seguito i messaggi che riceviamo in redazione di ora in ora.
La Redazione di IoStoConOriana non è responsabile dei contenuti ivi espressi.



101 - L’omaggio a Oriana Fallaci
In mezzo di quelli esseri, vili ed ignobili, che impropriamente si chiamano “uomini”, questa donna rappresentava – nella sua espressione più alta e pura – quello che gli antichi Romani chiamavano la Virtù Civile e che diventò l’essenza stessa del Mondo Occidentale, della sua Cultura, della sua Libertà, a differenza di quello Orientale che non conosceva altro che fatica, soggetazione alle forze fatali, totalmente indifferenti alla individualità dell’essere umano, come a qualsiasi altro essere vivente. Per questa la sua virtù, libertà, coraggio, onestà la odiavano ed insultavano e persino minacciavano di morte. Sì, sì, la minaccivano di morte questa donna nobile, vecchia ormai e mortalmente malata, superando ogni limite di viltà ed infamia. Ha vissuto a New York, ch’è la vera ed unica erede della Roma delle virtù civili, degli uomini che sapevano combattere e morire per la Libertà a differenza di quella folla insensata che occupa lo spazio geografico che una volta era sacro ed ora è irrimediabilmente profanato. Ha vissuto a New York, ma voleva morire a Firenze. Chi ha visto solo una volta questa città, ha contemplato le sue colline verdi, non potrà mai dimenticarla, anche se profanata dai barbari aborigini e quelli venuti da fuori, come tutto questo paese, dove Oriana Falacci non voleva vivere, ma solo morire, come se volesse simbolizzare con la sua morte la morte di un intero mondo.

Mikhail



102 - Una poesia per Oriana
Salve,
ho scoperto solo ora il vostro sito e vi mando la poesia che ho scritto di getto il giorno della sua morte. Erano anni che non lo facevo, ma credo sia la più bella che mi sia mai venuta perché è nata spontaneamente, in auto, pensando a lei, a quanto mi sarebbe mancata la sua voce, al suo coraggio. Così ho iniziato a registrare quello che mi veniva in mente nel telefonino.

Piove.
Piove sulla civiltà.
Piove sul mondo libero.
Sì, sul mondo libero.
Sulla libertà di dire quello che si pensa,
sempre e comunque,
anche se non è politically correct.
Anche se è scomodo.
Anche se è fuori dal coro.
Piovono.
Lacrime.
Sulla libertà di pensare.
Sulla libertà di parlare.
Sulla libertà di scrivere.
Pensare, parlare, scrivere.
Senza schemi, preclusioni, paura.
Quando ogni sillaba è un macigno.
Ogni parola una bestemmia contro il sistema
e fa stracciare le vesti ai benpensanti.
Ogni frase una frustata
all’ignoranza, all’ignavia,
alla retorica del buonismo e del “non si dice”.
Battuta ma non vinta,
l’esultanza del nemico
non sancisce la tua sconfitta.
L’alieno non cancella la tua voce.
Un vento di verità,
in un deserto di menzogna.
Una fonte di coraggio
nella desolazione della paura.
Un dolmen diritto
in un mondo senza più idoli e eroi.
Una pietra miliare
su una strada che pochi hanno la forza di percorrere.
Ciao Oriana.



103 - In morte di Oriana Fallaci
Tempo fa scrissi che una delle cose più belle della vita è che essa non smette mai di stupirci, cambiare o sconvolgerci. Facciamo programmi a lunga scadenza senza sapere che il destino, o forse qualche altra cosa con la stessa sfacciataggine, non lo vuole e tutto si capovolge, tutto si trasforma...e i nostri piani? Mandati in fumo. Tuttavia vi sono delle “sorprese”, dei cambiamenti che non vorremmo arrivassero mai
..Lei diceva che “la vita è bella anche quando è brutta” o ci riserva brutte sorprese...ok sono d’accordo ma…
L’altro giorno ho ricevuto una telefonata, mia zia ad ora di pranzo mi avvertiva di una delle cose più tragiche e allo stesso tempo più umane che esistano.
Forse perché credi che le persone a cui vuoi bene siano immortali, forse perché a quell’ora di quel giorno di quel mese, ma soprattutto di quell’anno non te l’aspettavi, forse perchè ti sei sempre posta quella terribile domanda a cui non sapevi rispondere e a cui non volevi mai pensare: “E se non avessi mai occasione di incontrarla?” e nel frattempo, nelle profondità più buie della tua anima, pregavi affinché vivesse, vivesse e vivesse ancora a lungo, pur sapendo che c’era poco da fare, eppure tanto da salvare…Ad ogni modo v’è qualcosa di veramente amaro nella scomparsa di una donna. Lei, la più grande donna che con la sua virilità, la sua forza, la sua passione non ha mai smesso di lottare, contro tutto e contro tutti. Contro “l’Alieno” ad esempio, lei osava chiamare così il suo cancro. La telefonata di una voce grave, forse già intuendo la mia reazione diceva: “Se ti sintonizzi su rete quattro, tra un po’ c’è il TG, parlano della morte della Fallaci, che è venuta a mancare stanotte…” poi disse altre cose che non capii, cosa volevo capire? Sentii le ginocchia fragili e un enorme massa di terra mancarmi da sotto ai piedi per venirmi a soffocare e già mi sentivo mancare l’aria, con gli occhi gonfi di lacrime tutto era fermo o forse tutto girava? Quello che ricordo è solo un vana preghiera alle mie membra”resistete!” e queste membra che con un fondo si supplica ponevano veto alle lacrime “non cadete!”.
V’è qualcosa di profondamente lugubre nella morte di Oriana Fallaci.
“Non è giusto morire devo fare ancora tante cose” così le piaceva dire. Quando era stanca di parlare a telefono chiudeva dicendo “be’ riattacco che devo morire”. Nella sua ultima apparizione in pubblico, provocando, disse che sarebbe morta prima di concludere il suo ultimo romanzo, il più affascinante secondo quanti, molto pochi i privilegiati, confidenti della scrittrice, hanno avuto l’onore di leggere e così nessuno avrebbe potuto pubblicare la sua ultima fatica. Ma non importa lei è fatta così. Era fatta così, dimentico che è morta. Perdio è morta. Il suo ultimo soffio di vita l’ha rubato la cupola della chiesa di Santa Maria del Fiore, l’ultima immagine nei suoi gelidi e profondi occhi di ghiaccio. Perché lei muore così, dalla finestra della casa di cura di S.Chiara guardando Firenze. La stessa Firenze fatta degli stessi fiorentini che pochi anni prima l’hanno derisa, sbeffeggiata, insultata degli insulti più sporchi e sprezzanti che ci siano, le hanno negato il Fiorino d’oro, riconoscimento legittimo per lei che tanto si era battuta per la sua città, non l’ha mai ricevuto se non da morta.
L’hanno messo nella sua bara insieme al suo orologio militare e a tre rose rosse.
Questa è Firenze non quella di Oriana Fallaci.
Ma vogliamo parlare di Dacia Valent (attivista mussulmana) che senza essere fiorentina ha la stessa sfrontatezza e in più la mancanza di pudore per la morte di una donna che comunque sia è e rimane un essere umano e si esprime dicendo: “ora verranno scritti chilometri di coccodrilli che tenderanno di minimizzare l’odio e ricordare la mediocre scrittrice. Ma siccome il coccodrillo era lei, e tra i più feroci, per me che tifavo “tumore” è una gran bella giornata”.
Ed ora ditemi non viene voglia di strappare il giornale? Se non l’ho fatto è stato solo per rispetto ad una bella foto di Oriana Fallaci. Tanto si sa i mussulmani sono felici, hanno “tirato un sospiro di sollievo” alla sua morte, insomma la stessa cosa che farei io se morisse Adel Smith e Dio sa se non lo farò.
Oriana (non me ne voglia se la chiamo così) non è stata una donna cattiva, dura sì, severa, rigorosa, ma v’è una bella differenza tra questo e dire di essere felici per la sua morte. E lo dimostrano i venti milioni di copie dei suoi libri sparsi in tutto il mondo, di questa scrittrice che soleva dire: “Su ogni esperienza lavorativa lascio brandelli d’anima!” lo dimostra anche il fatto che il Papa, con cui un anno fa ha avuto un incontro, ha pregato per lei.
Uno dei suoi ultimi desideri era quello di vedere il mare, ma non ci è riuscita.
Così Oriana Fallaci si spegne, serenamente, dignitosamente, da atea così com’è vissuta la maggior parte della sua vita. Ha dettato leggi anche alla morte decidendo dove morire, come, ma soprattutto tra gli affetti di chi. Perché lei lo sapeva, diceva sempre che la morte la ci si sente arrivare “è una ladra che non ti sorprende mai”, diceva. Ha avuto ragione. Come sempre d’altronde.
A scuola alcuni amici mi hanno fatto le condoglianze, come fossi una parente, altri hanno confessato di aver pensato subito a me saputa la morte della scrittrice e si sono addolorati, questo mi ha fatto enormemente piacere. Non il loro dolore, intendiamoci, ma il fatto che mi abbiano pensato, che si siano detti “chissà Serena come la prenderà”. Ho sempre portato d’esempio Oriana Fallaci nella mia classe, nessuno la conosceva o forse pochissimi, ma io l’ho citata in molti temi, perché la stimo sopra ogni cosa e le sono debitrice, gli amici lo sapevano.
È quel senso di debito che provi nei confronti di una mamma che ti ha insegnato a camminare, nei riguardi di un’insegnante che t’ha messo la penna nella mano destra e t’ha detto “scrivi perché il mondo ha da essere raccontato!”, che t’ha insegnato a leggere perché il mondo ha anche da essere letto e compreso; quel senso di debito verso un musicista che con la sua musica t’ha fatto venire i brividi quando avevi caldo e che nel gelo dell’inverno t’ha bruciato l’anima con la sua passione; verso quel pittore che t’ha dato pennelli e colori e poi t’ha detto “colora ciò che vedi con la tua fantasia perché il mondo è troppo grigio per poter scorgere un fiore che nasce”; nei confronti di un giardiniere che t’ha mostrato la falce e ha detto “vedi questa? Taglia le gambe a chi fa del bene” poi ha preso la zappa in mano e ha detto” questa invece scava la fossa a chi vuole Saddam in prigione” poi stremato t’ha guardato e così t’ha comandato ”ma ora prendi questa falce e taglia via tutte le erbacce, poi usa quella zappa e spala il terreno perché nascano e crescano bei fiori senza mai morire!”
Oriana Fallaci è morta, defunta e sepolta. Secondo voi questa frase ha senso? Per me non l’ha ancora oggi. In alcuni momenti mi sorprendo a pensare ai suoi scritti a delle frasi che ho marchiate a fuoco nella mente e che nessuno potrà mai spegnere, poi realizzo che non appartiene più a questo mondo e allora svanisce quella smorfia lieta sul mio viso che è comparsa pian piano senza che me ne accorgessi, per lasciare spazio a quell’affliggente verità e al rimorso di non aver mai potuto incrociare quello sguardo che in se portavano il fascino e la saggezza della vita. Ed ora? Che ne sarà di questo popolo senza la voce, la sua voce che sapeva di verità, senza più occhi, i suoi occhi perché sapevano guardare lontano, del naso, del suo naso che sapeva fiutare ogni occasione buona, delle mani, le sue che hanno costruito un successo di fama mondiale. Che succederà ora senza quelle sue labbra spesso colte in una smorfia di dissenso e sempre pronte a contorcersi perché non vedeva mai le cose al posto giusto “Dio mi salvi dalla perfezione!” disse una volta. Lei maniaca di quest’arte che appartiene solo agli angeli. E sono sicura che ora impartisce ordini anche a loro, nella sua stanza lì in paradiso. Scrive, studia e suda sulle carte come amava fare. La vedo già, chiusa dentro una stanza impestata di fumo come una camera a gas, il fumo delle “Virginia Circles”e alla porta ha appeso il cartello: SILENCE PLEASE, GENIUS AT WORK. Sì, ci guarda dall’alto e senza essere devota, ma pur sempre cattolica, ha avuto il lasciapassare per il paradiso e starà già chiedendo insistentemente un’intervista a Dio. Lui risponderà che ha altro da fare e forse l’avvertirà che continuando così la manderà all’inferno, senza retorica ovviamente. Cosa dirà Oriana? Davvero non immaginate? Be’ lo provocherà, come è sempre solita fare e le dirà:” Bene, così intervisto il Diavolo e gli chiedo dove è nascosto suo figlio” “Chi?” Dio si incuriosisce e Oriana “Ma Osama Bin Laden chi altri se no?” Dio riderà e poi? Le concederà l’intervista.
Questa è Oriana Fallaci, mi piace ricordarla così.
Nella mia stanza, di ritorno dalle vacanze, ho appeso tre quadretti che simboleggiano, a parer mio le cose più importanti che ci siano: Vita, Felicità e Speranza. D’un tratto li ho visti cadere, non i quadri, intendiamoci. Ho visto cadere la Vita, la sua vita, ho visto dissolversi la Felicità, la mia, ho visto svanire la Speranza, la nostra, quella di un mondo migliore. Al loro posto? Un senso di rimorso per non aver mai avuto occasione di vederla e la speranza di incontrarla almeno in paradiso che, lo so già, è una Speranza che pian piano diventerà certezza e allora la Felicità si riaffaccerà alle mie finestre.
Ma quella Vita?...
...Ecco Oriana Fallaci le porgo una rosa rossa come quelle che Le piacciono tanto, segno che Lei continuerà a vivere in me, nella mia casa, tra gli applausi e gli attimi di riflessione in sua memoria di quanti L’amano, nell’odio di chi La deride e La stima poco più di una formica morta, quanto un rifiuto per l’umanità. Vivrà in chi non ha atteso l’ora dei coccodrilli per capirLa e rispettarLa, in quanti hanno il coraggio di appoggiarLa e in chi ha la presunzione di gettare i Sui libri e i Sui scritti in fondo ad un water o tra le fiamme.
Nel bene e nel male ,non è una estrema unzione perché non l’ha voluta e perché non voglio fare il prete, ma non è nemmeno un estremo saluto perché non voglio apparire una retorica, so bene che anche da lassù continuerà a darci una mano ora che una Guerra Santa minaccia di esplodere, ora.
Ora che il mondo sembra impazzito, questo è il mio inno … No, non è morta, è solo un’illusione.
Vedrà, basterà sfregarsi solo un po’ gli occhi stanchi, come si fa con
una lampada magica e per incanto ci apparirà l’immagine del Genio, la Sua immagine.
No, non finisce così, “Perché” come dice Lei “la vita non muore”.

Serena
In onore di una donna che visse di passioni e di ragioni, alternandole e spesso sposandole, ma sempre con estrema maestria.
Che sopra di ogni cosa pose il suo più grande tormento: la scrittura, in essa bruciò e con lei quanto l’amarono



104 - Oriana
E' certo: mi mancherà!
E' stata la più grande scrittrice italiana e una coraggiosa giornalista internazionale. Sul drammatico problema dell'Islam aveva assolutamente ragione.
Si,sento la sua assenza. Riposa in pace,cara Oriana.
Domenico



105 - ricordo di Oriana
Per prima cosa vorrei ringraziarvi per aver dedicato un sito ad una delle scrittrici piu' capaci del nostro secolo.
Non vi nascondo che ogniqualvolta leggo libri o articoli della Sig.ra Fallaci mi commuovo fino alle lacrime.
Lei aveva una capacita' narrativa, che solo i grandi scrittori hanno cioe' di saper comunicare argomenti importanti ed a volte ostici con la semplicita', data solo dalla bravura innata, del genio.
Era una donna, una donna scomoda e sincera,ed e' per questo che nell'ipocrita buonismo italiano era difficilmente sopportata, sia dai politici che dalla gente comune che vive di cio' che gli viene propinato, dai media ( quasi tutti pacifisti nel senso non proprio letterale del termine).
Lei e' stata la mia sola consolazione quando in televisione ho visto piangendo le torri gemelle cadere, e ho pensato, come lei, che la vita di tutti non sarebbe mai piu' stata la stessa.
Io credo che i morti siano tutti uguali.
Non ci sono morti di sinistra e morti di destra, come tanti si ostinano a farci credere.
I curdi sono morti tanto quanto gli iracheni, gli americani sono morti tanto quanto i cinesi etc. Non e' corretto intellettualmente parlare dei lagher nazzisti e tacere sui lager sovietici!
La gente dovrebbe imparare cosa sia la vera cronaca dei fatti oggettiva, il lavoro del vero giornalista, scevro da pregiudizi e da preconcetti che quasi sempre annebbiano anche i piu' bravi.
Oriana ha fatto questo, e invece di avere un premio, e' stata emarginata.
Che vergogna.
Una sola cosa e' certa: STARE ZITTI NON PAGA PIU' E AVERE PAURA ANCOR MENO.
Ti ricordero' sempre Oriana, per tutto cio' che hai cercato di fare per tutti noi, e io so, che e' tantissimo!
Letizia



106 - Cantico della sorella eretica

Cantico della sorella eretica

una donna come lei non può morire prima della fine della grande storia
una donna come lei dovrebbe vivere eterna/ come una divinità greca
una donna come lei deve morire con un barlume di pace negli occhi

eletta a cassandra veggente/la dolce levatrice delle nostre teste d’urna
ha risvegliato i cadaveri/ mileto l’ha condannata con disonestà
poichè ha predicato demoni e dei/ ma era appena la verità divina
questa persiana aperta sull’europa / questa tenda di seta sui balconi
era appena la verità divina/ bandita dal potente Anito la levatrice
ha acceso i bagliori delle prime albe
il vaso di Pandora si è aperto e come illuminati
osserviamo i peccati del travaglio e il delirio dell’incendio

ella si è fatta eretica per amore/ ella si è immolata per passione
(l’arte è spesso fraintendimento serio quando non canta il gallo più sincero)
ma nel pollaio hanno starnazzato i bugiardi e le galline covavano rancore
desiderio di vendetta/ e organizzavano girotondi anomali per le notti
fiaccolate per le vittime dei drammi/ ma che c’era da sapere in quei giorni
se non che il clima stava andando a benedirsi?e i ghiacchi s’erano sciolti?
che c’era da sapere in quei giorni/ se non che i volti erano morti
e nessuno poteva riportarli in vita, anche nelle giornate d’afa
i bagnini non potevano immolarsi per salvare gli ammalati
e come lebbrosi i bambini di strada camminavano ancora
sostenuti dai versetti/ neri di millenni
e nessuno poteva riportarli in vita, coloro che erano vittime dell’ignoranza
di lor signori che si sentono razziati/ nessuno poteva riportarli in vita
sacrificati dai versetti/ se ne stavano in una carrozza nelle piazze
trainati da buoi-cavalli/ alla mercè del tempo e dello spazio che dilaga
come una prigione che li incatena tutti/ come laceranti lame
tutti legati nel dolore/ il mondo che sa sentire
tutti se ne stanno a compatire il rancore dei versetti neri
e condannare l’eretica dal verbo sopraffino

ella ha già perso tanti ricordi/ nel ventre
ella conosce il dolore umano e il patimento dis-umano
il distacco/ che è la sera
ha composto gli Inni di Vita che non abbiamo capito
otturati nelle nari e negli orecchi/ come morti
ella è la rivoluzione culturale degli anni nostri/ e venturi
ha alitato il sapone novello alle labbra delle lavandaie
ci ha rivelato le menzogne di Speaker’s Corner
e le trame dei ragni francesi
e poi si è scornata con la confusione
in nome della chiarezza – questa è una guerra santa –

mi ricorda una vecchia insegnante di insenature sociali
con lo stuzzicadente tra i denti/ e le forche gialle in mano
in bocca può godere ancora il fumo e la perdizione
chè è già tardi per la massa che invoca fiamme
è già troppo tardi/ la rivoluzione culturale è in atto
essa può paragonarsi solo a nietzsche – l’anno zero –
mi ricorda una vecchia insegnante di insenature sociali
e la malafede dei perdenti/ critici assassini di certezze
che non hanno avuto/ la malafede dei perdenti
ella è l’anno uno della lavagna bianca
l’annuncio che si spande come oceano sull’olio di terra
in una macchia di rivolta/ perché è nausea questa confusione
è nausea questa indifferenza e la condanna
morale

mi ricorda quei piccoli molluschi delle mie grotte di zafferano
che si afferrano verso la preda/ per denudarla
e la maschera viene lanciata a fondo-sala come una disgrazia
e tutti vedono il volto di quella donna elisabettiana
e vi riconoscono un uomo/ che dentro grida gelido
e il suo urlo dice che le donne non sono ammesse al teatro di palcoscenico
e il suo urlo ci narra di tutta questa frustrazione umana
inelegante e vuota/ essa è parca di desiderio mancato
inelegante e vuoto

mi ricorda quei fratelli dolorosi che ti incutono il terrore
e ti mettono agli occhi il freddo del corpo
e le trombe di vita/ le danze dei greci per la libertà
la demo-crazia / la domo-crazia/ l’adamo-crazia
sostenuta da quei puritani del middlest

mi ricorda il dolore delle anime che non hanno pazienza
e conservano poche sorelle/ fratelli fragili
il disincanto
e questa donna ha ancora una figlia
che non è mai stata sua
al sud
ha ancora una figlia
la può riconoscere subito dal taglio dell’occhio lungo
che un parto è avvenuto senza dolore
ed eva ha sconfitto Allah sotto l’albero di mele
eva ha vinto per il futuro

questa donna ha ancora una figlia/ e tanti altri figli
delle sue lacrime d’inchiostro
e per il suo bimbo mai nato è venuta una generazione cresciuta

una donna come lei non può morire prima della fine della grande storia
una donna come lei dovrebbe vivere eterna/ come una divinità greca
una donna come lei deve morire con un barlume di pace negli occhi

Giovanna



107 - lettera ad Oriana
Ciao Oriana,
ti sembrerà strano ricevere questa lettera da una persona di cui tu ignori l’esistenza.
Ti sembrerà strano, dicevo, o forse no.
Forse ne avrai ricevute a migliaia, a milioni di lettere come questa, e credimi, ne sono felice.
Felice come un bambino davanti, non ad una, ma a dieci coppe di gelato.
Felice che ci siano altre anime, altri cuori ed altri polmoni che scandiscono le sillabe del tuo nome con la stessa attenzione, la stessa ammirazione e con lo stesso affetto che si riserva alla più adorata delle sorelle, più caro degli amici, al più amato degli amanti.
Felice! Come quando a New York, nella tua New York, mi sono ritrovata circondata da una miriade giochi e tutti a mia disposizione, tutti per me, almeno per quel giorno.
Era il 1983 ed io non ti conoscevo ancora, ma è stato un giorno che nella sua semplicità è rimasto con me sino ad ora, e spero che questa lettera, nella sua non originalità, rimanga con te da ora e per sempre.
Potrei dirti che queste parole sono un atto dovuto ma in verità sono solo un pensiero sincero.
Tu stessa hai detto:<< Ci sono momenti nella Vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo>>
Ma non è questo il caso. Non è questo il momento. Non il mio.
Non è un imperativo categorico al quale non mi posso sottrarre ma è un’esigenza corporea dalla quale non riuscirei a fuggire, seppure lo volessi.
Sapessi cara Oriana, cosa dicono di te ora! Ora che non puoi rispondere, ora che non puoi graffiare, ora che non puoi fare male.
Ora che non ci sei più.
Li sentissi! Sentissi le loro parole aggraziare oggi il mostro Fallaci con la stessa delicatezza con cui ti hanno chiamata “terrorista” e “visionaria”.
Li vedessi! Li vedessi mentre accarezzano delicatamente con una mano il tuo viso, mentre nascondono nell’altra un macete cercando di resistere al desiderio di tagliarsi tutte e 5 quelle dita che ti hanno toccata.
Non li ascoltare per favore, non farti ingannare dalle piazze e dalle strade che ora prendono il tuo nome. Perché le voci di chi oggi festeggia rumorosamente il suo tributo che ricorda al mondo che sei morta, nascondono il vero dolore di chi piange la sua solitudine in silenzio perché non la vuole accettare.
Il dolore di chi, come me e l’altra parte di me (il mio uomo), spinge a sfogliare di nuovo le tue pagine per ritrovare le tue parole, e con esse, la compagnia di un pensiero, di una Donna -no ma che dico- di quella Donna e di un’amica per non sentirsi più soli.
Non ascoltare chi elogia la tua carriera di scrittrice volendo mal celatamente strappare a quella penna, merito dei loro ossequi, il braccio che la cingeva in pugno, e con esso, quella Donna mostro artefice dei loro incubi.
Non ascoltare le voci dei seguaci di Maometto che non parlano della tua morte perché secondo loro Allah ti sta già rendendo “merito” della tua vita.
Sei davanti Allah, Oriana? Allora fagli vedere chi sei!
Ti chiedo invece, di ascoltare le voci di coloro che esultano della tua perdita, della nostra perdita, perché in esse è celata la forza della tua grandezza.
Nel loro odio e disprezzo sincero, si legge il tuo vigore più vero.
Una volta tu hai detto:<< Un giornalista è uno storico. E’ uno storico perché scrive la storia nel momento in cui essa avviane e senza che sia viziata ed inquinata dalle mani di chi, a grazia del suo titolo, la interpreta a proprio piacimento>>
Niente di più vero, Oriana, e tu la Storia l’hai scritta, e forse, proprio nel momento in cui hai lasciato il passo all’Alieno.
Ma non ti preoccupare, la sua non è una vittoria, no. Illuso chi pensa sia così.
Si sarà mangiato il tuo corpo, ma non la tua anima.
Avrà corrotto i tuo fisico, ma non il tuo pensiero.
E a cosa gli è servito? A farti morire per morire anche lui con te?
Ma a quell’ illuso che ancora si gloria e si alimenta delle sue illusioni io voglio dire: <>
Ma mentre parlo del tuo Alieno, tu raccontami com’è il suono delle campane di Santa Maria del Fiore.
Raccontamelo, ti prego, io non credo di conoscerlo.
Descrivimi ancora una volta la tua Toscana, parlami ancora una volta della Terra di Giotto, di Dante, di quel Carducci che scalda ogni volta e ogni giorno i respiri dell’altra parte di me.
Insegnami ad amarla come l’ amavi tu ed insegnami a proteggerla con cercavi di fare tu.
Oh Oriana, tu che hai vissuto la resistenza, perché non hai resistito ancora un po’?
Tu che hai conosciuto la guerra, perché non hai continuato a combattere?
Tu che non hai conosciuto la paura e che hai avuto il coraggio di guardare negli occhi il tuo nemico spagliandolo della sua anima, tu che non ti sei fatta piegare, dimmi, perché ti sei fatta spezzare?

Vedi Oriana? E’ qui che mi manchi di più: quando penso che non puoi tornare a parlare.
E’ qui che la rabbia diventa ancora più collerica e l’orgoglio sempre più urente.
Brucia e fa quasi male.
Nel 1983 non ti conoscevo e ho continuato a non conoscerti fino a quando non ti ho scoperta.
E così, di scoperta in scoperta, ho viaggiato nei tuoi libri, e ho assaporato dalle tue pagine il succo dell’esistenza, il valore per la Vita.
Hai capito bene, non ho detto il valore della Vita, ma il valore per la Vita.
Quel valore e quel coraggio che pochi conoscono, che pochi sanno ascoltare e che pochi sanno difendere.
Quel valore che oggi chiamano intolleranza mentre mettono come a vessillo delle sue colpe un qualcosa che definiscono integrazione e che altro non vuole essere che una lenta perdita di se stessi.
Ti ho scoperta, dicevo, e ti ho conosciuta di libro in libro, aggiungendo ad ogni pagina una nuova scoperta e sottraendo ad ogni parola un po’ del nostro tempo insieme.
E alla fine restavi tu, il senso e il peso delle tue parole ed infine silenzio, quel silenzio che ti era tanto caro.
Quel silenzio che era per te come un guscio per proteggerti da quel mondo che non era più capace di proteggere se stesso; quel silenzio che rompevi solo per intraprendere un’altra battaglia.
Ma ora che per te son finite le battaglie, chi colmerà quel silenzio per te?
Tu, fedele come sempre ai tuoi ideali, te ne sei voluta andare in silenzio e da sola, accettando ed accogliendo la compagnia di pochi.
Ma lascia che ti accompagni questa mia lettera come a testimonianza ti tutto quello che avrei sempre voluto dirti e che, forse per pigrizia, non ho mai messo nero su bianco.
Lascia che un pezzo di me venga con te per avere l’illusione di non averti mai persa.
Lascia che ti seguano queste mie parole perché pochi giorni son passati e già mi manchi.

Micol



108 - Inno all'Occidente

Inno all'Occidente

Mi aggiro tra le tue rovine,
alla ricerca disperata di quella luce antica,
che è il tuo spirito e la tua gloria.
I palazzi bruciano, crollando lentamente su se stessi,
i treni e le metropolitane esplodono
per mano di coloro che abbiamo aiutato,
le vacanze si trasformano in eroici atti suicidi
e in un vergognoso mezzo per conquistarsi la beatitudine.
Invano tra la folla spero che davanti a me
compaia un volto amico che mi consoli,
ma un deserto di omertà e rassegnazione
mi schiaccia l’anima contro il suolo amato.

Ma quando leggo Oriana,
mi sento improvvisamente confortato,
mi sembra di essere perfino difeso,
perché so che qualcuno ti ama almeno
quanto ti amo io.
Perché come lei, anch’io credo in te,
conosco i tuoi grandi torti e miserie
ma anche le tue infinite e insuperabili bellezze.

Grazie per tutto ciò che ci hai dato,
e perdona questi poveri incoscienti che
non si rendono conto di ciò
che stanno compiendo:
il tuo assassinio, e quindi anche il loro.
E che sono fieri di questo.
Ma capiranno.
E come Edipo
dopo aver ucciso il padre,
si caveranno gli occhi
per non vedere l’orrore informe
che governerà il nuovo mondo.

Ti difenderò fino all’ultimo;
per te vale la pena
odiare, amare, combattere,punire,
farsi sgozzare.
Tu sei libertà, tolleranza, giustizia,
amore.
E soprattutto bellezza e armonia.

Roma viene saccheggiata,
l’imperatore Onorio
è troppo intento a curarsi dei suoi polli e
a fare vigliacchi e ignobili patti con il nemico.

Mi allontano da questa massa,
nel mio zaino porto dei pezzi di te:
una statuetta di Ermes,
un crocifisso,
l’Iliade di Omero.
Verrà il sacro momento in cui questi semi
daranno vita ad una nuova età dell’oro,
ad un nuovo impero di Adriano,
ad un Rinascimento folgorante,
ad una splendente democrazia di Pericle.
Verrà.
Ma solo quando avremmo visto in faccia la realtà,
tutti.
Tutti.

Non puoi morire per sempre.
Tu sei solo vita.
Ti modificherai
ma l’anelito alla bellezza e alla libertà
non potrà abbandonarti mai.
Ora è presto per rifiorire.
E’ il momento del sangue e del dolore.
Della difesa senza esitazioni.
Del coraggio estremo.
Di urlare il vero.
Affrontiamolo.



109 - Grazie Oriana
Non sono molto in vena di scrivere, in questo momento, di altro se non del
mio dolore per la scomparsa della più grande scrittrice italiana di tutti i
tempi, colei che maggiormente in questi ultimi anni ci ha resi meno ciechi di
fronte a quanto sta avvenendo, agli attacchi alla nostra civilta alle nostre
tradizioni, alla nostra cultura e religione.
Adesso è il momento del dolore e null'altro.
Dopo verrà il momento di gridare con maggior forza le idee che lei ci aveva
trasmesso.
ONORE A ORIANA E GRAZIE.
Paolo



110 - Una Grande Donna
Sentite condoglianze per la perdita
di una grande donna,brava scrittrice
ed ottima giornalista.
Gennaro


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