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Islam moderato
Dov’è questo islam moderato? Dove sta? Siamo sicuri che esista?
La Redazione Saturday 03 June 2006

C’è una questione con la quale tutti dobbiamo e soprattutto dovremo fare i conti: sto parlando dell’Islam. Badate bene, non mi riferisco solo al terrorismo islamico, ovvero alla faccia più brutale, quella che tira giù le torri con migliaia di persone innocenti dentro, che sgozza i prigionieri come delle bestie, che ammazza centinaia di bambini tenuti come ostaggi, che mette le bombe sui treni, sugli autobus, nelle metropolitane.
Sto parlando dell’islam cosiddetto “moderato”, quello amico, quello che invitiamo nei salotti buoni, quello di cui ci fidiamo. Ma, chiedo io, dov’è questo islam moderato? Dove sta? Siamo sicuri che esista?
Oppure è un concetto, una categoria mentale inventata da noi occidentali, ma che allo stato attuale dei fatti non esiste? E poi, cosa significa il termine “moderato”? Che non mette le bombe? Basta dunque soltanto questo per meritarsi l’appellativo di moderato?
E allora chiedo: è moderato un islamico che segrega la moglie, magari la picchia o giustifica chi lo fa o magari ne tiene più d’una ?
E’ moderato un islamico che pretende di portare o far portare il burkah?
E’ moderato un islamico che prima di tutto ubbidisce al Corano e poi, forse, alle nostre leggi, basta che non siano in contrasto con la sua fede?
E’ moderato un islamico che non denuncerebbe mai un altro islamico anche se sapesse che è colpevole di atti terroristici?
E’ moderato un islamico che non riconosce a se stesso e ad un altro la possibilità di uscire dall’islam, di cambiare religione o di diventare ateo?
E’ moderato un islamico che accetta l’apostasia come reato?
E’ moderato un islamico che non discrimina tra ciò che è peccato e ciò che è reato? E quanto è moderato l’islam istituzionale, quello che conta, quello delle moschee, quello degli iman che spesso predicano odio, quello che non condanna mai il terrorismo islamico, che non dice mai in modo chiaro “Chi uccide è fuori dall’islam”, che non emana fatwe contro i Bin Laden?
E’ questo l’islam moderato con cui dialogare e costruire valori condivisi? E quali possono essere questi valori condivisi? Quelli che ci vengono richiesti con l’intento finale di eliminarli una volta che saranno diventati davvero troppo forti?
Certo, esistono musulmani moderati, non fosse altro che per un puro calcolo matematico. Ad esempio, subito dopo la tragedia di Beslan, Abdel Rahman al-Rashed, saudita, pubblicò un editoriale sul giornale Asharq al-Awsat in cui diceva: "E' un fatto che non tutti i musulmani sono terroristi, ma è ugualmente un fatto che tutti i terroristi sono musulmani (...) Noi musulmani siamo malati. Davvero malati, e d'una malattia molto seria. Dovremmo curarla. Il guaio è che per curare una malattia bisogna prima denunciarla, ammettere d'averla. Non possiamo ripulire il nostro nome se non ammettiamo che il terrorismo è diventato una bruttura tutta islamica, il nostro monopolio esclusivo. Non possiamo redimere i nostri giovani se non ci confrontiamo con gli sceicchi che per darsi un'identità posano a rivoluzionai anzi a pseudorivoluzionari e mandano a morire i figli degli altri. Che i propri figli, invece, li mandano a studiare nelle università americane europee..."
Questo è un musulmano moderato, ma quanti ce ne sono così? E quanto contano? Poco o nulla, spesso sono intellettuali costretti a vivere in esilio, isolati, condannati dai loro stessi connazionali. Giriamola come vi pare, ma il Corano è ciò che è, e i cosiddetti fondamentalisti, oltre ad essere tantissimi, non sono il suo volto degenere, ma il volto fedele: può un buon musulmano accettare lo Stato di diritto, la libertà, la democrazia, la nostra Costituzione, le nostre leggi laiche? Temo di no, non ancora.
Intanto, in nome dei nostri ideali democratici, li lasciamo venire, diamo a loro le nostre stesse libertà, lasciamo che costruiscano le loro moschee, i loro centri culturali, le loro scuole coraniche senza che ci sia nessun diritto di reciprocità; lasciamo che occupino interi quartieri, piano piano senza fare troppo rumore; invitiamo i loro rappresentanti ai nostri talkshow, gli diamo spazio sui nostri giornali e magari tra un po’ anche il voto e rappresentanti in parlamento, voto che spesso non possono esercitare nemmeno a casa loro; istituiamo consulte ad hoc, permettiamo che usino strumentalmente e per i loro fini i nostri valori culturali, quali libertà, democrazia, uguaglianza di diritti, quegli stessi valori che a casa loro sono bestemmie, ma che appena arrivano qui imparano presto a pretendere.

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