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profughi e sistemi etici
1)Chi sostiene che è meglio soccorrere i profughi, che lasciarli morire in mare? tutti

2)Chi ritiene che sia meglio tenerceli contro i nostri interessi che rispedirli in luoghi dove sono sottoposti a sofferenze? Quasi tutti

3)Chi ritiene che sarebbe sbagliato espellere da oggi al domani tutti i cittadini di origine islamica? tutti

Per inciso nessun partito europeo, ha mai sostenuto seriamente l’idea di lasciare i naufraghi al proprio destino. Questi naufraghi potrebbero tranquillamente crepare dove sono per tutte le nazioni nordafricane, che li lasciano morire senza intervenire. Io sono molto fiera di appartenere a un sistema di civiltà, quello biblico evangelico, che manda a mie spese le navi da guerra a ricuperare barconi in fase di naufragio nelle acque territoriali libiche, dove i libici li stanno facendo tranquillamente crepare. Non è vero come sostengono nel loro delirio gli storici marxisti e postmarxisti che quei naufraghi sono poveri perché io li ho depredati, leggete Bruckner, il mondo occidentale che depreda il mondo africano e quindi deve assistere i poveri della terra è un altro crimine intellettuale creato dalla storiografia marxista, come è falso che la presenza di immigrati in Europa sia utile alla nostra economia. Non dobbiamo niente a nessuno e per noi sono un danno. Li soccorriamo lo stesso. Allora: la prima e più importante parte della compassione, di gran lunga più importante della bottiglietta di acqua e del panino è la verità. Noi non diciamo la verità: la nostra civiltà è migliore di quella che vi lascerebbe morire. La civiltà ebraico cristiana, vi viene a salvare perché è basata sull’individuo: ognuno di voi è unico ed irripetibile e non sopportiamo che muoia. I vostri governanti che verbalizzano ( Boudienne Ghedaffi) che site un esercito invasore e che se anche una parte di voi morirà nell’invasione, ne resteranno abbastanza per portarla a termine appartengono a un sistema etico inferiore al nostro.

I luoghi da cui provengono molti di questi naufraghi sono inferni in terra creati da governi criminali. La verità è che questi governi sono ripugnanti, sono loro la causa della miseria dei loro sciagurati sudditi, non le mitiche multinazionali che hanno sostituito la congiura plutodemogiudaica di hitleriana e staliniana memoria. Se il Sudan è uno stato canaglia, con un genocidio in corso, perché tollero ancora un solo giorno di far parte di un Onu che ha il Sudan alla vicepresidenza alla commissione dei diritti umani. Se lo Zimbawe e l’Iran sono stati canaglia, perché spreco il denaro a mantenere a Roma un’immonda Fao che serve solo a proteggere questi dittatori, a foraggiarli e a dar loro un megafono perché loro e le loro simpatiche consorti latrino contro le democrazie occidentali? Perché non mi decido, come Popper a dichiarare che niente come le democrazie occidentali rispetta l’uomo, perché sono il sistema migliore.

Sarebbe sbagliato e razzista espellere una minoranza? Certo. Allora è stato sbagliato, razzista e ignobile anche quando lo hanno fatto le nazioni nordafricane, perché se voi signori non lo dite chiaro e non lo scrivete sui vostri libri, il senso è: è giusto che i paesi islamici espellano cristiani ed ebrei, ed è sbagliato che i paesi cristiani espellano i musulmani, perché i musulmani sono superiori, ed è nel loro destino conquistare il mondo.

Il sindaco di Genova che, contro i propri cittadini, contro i propri elettori, sotto Natale, come un colpo di mano, in un aula semideserta perché è Natale, decide di costruire l’ipermoschea in centro, non è campione dell’amore tra i popoli, ma una dhimmi. Quella moschea sarà un disastro per tutti i profughi dalla barbarie e dalla violenza che c’è nei paesi islamici perché l’islam ne è causa.
In quella moschea di cinquemila metri quadrati ci sarà una madrassa, una delle tremende scuole coraniche e verrà insegnato il tremendo Corano. L’articolo 3 della costituzione dice che sono rispettate le religioni se non contraddicono l’ordinamento dello stato. Un religione anticostituzionale non può essere rispettata. Il Corano insegnato in questa madrassa sancisce: Uccidi gli infedeli dovunque si trovino, che è contrario alla mia costituzione. Posso capire che ogni cittadino abbia il diritto di costruirsi un suo luogo di culto, ma perché fare una moschea statale? Perché il comune di Genova paga per un luogo di culto dove si insegnano cose che secondo il nostro ordinamento giuridico sono crimini?

Voi dite la verità agli immigrati? Perché il vostro primo dovere è la verità, o li rinchiudete in un muro di menzogne, di ipocrisia di non detto?
Voi dite a queste persone: il mio sistema etico è migliore? Voi pensate, pensate veramente, che occidente e islam si equivalgano? Se la risposta è no, perché permettete che venga detto?

Silvana De Mari

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Sunday 29 June 2014 - 15:35:57
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Bat Ye'or: l'islamizzazione dell'Europa
Nella conferenza sull’antisemitismo e la delegittimazione di Israele organizzata all’Università Ebraica di Gerusalemme dal prof. Robert Wistrich (26-28 maggio 2014), Bat Ye’or ha parlato dell’islamizzazione politica dell’Europa e dei segnali positivi delle ultime elezioni europee, per la crescente opposizione al progetto europeo. L’islamizzazione dell’Europa secondo lei non è solo il crescente numero di musulmani nei Paesi europei ma anche una certa mentalità politica che si sta diffondendo in Europa.

L'intervista di Giovanni Quer


Può spiegare cosa intende per islamizzazione dell’Europa?

L’islam costituisce un insieme concettuale teologico e giuridico coeso che si oppone in ogni ambito all’evoluzione del pensiero occidentale. Questa opposizione è stata formulata e imposta dai compilatori della Sunna (il corpus giuridico islamico) che si fondarono su dei versetti specifici del Corano che impediscono ai musulmani prestiti o rielaborazioni di tratti culturali degli ebrei e dei cristiani, proibendo anche lo sviluppo di rapporti amichevoli tra musulmani e cristiani o ebrei. Le decisioni politiche dei leader dell’Unione Europea sotto pressione del terrorismo internazionale palestinese negli anni ’60 e ’70 e a causa dell’incitamento della Francia, hanno portato l’allora CEE ad adottare le concezioni politiche conformi al pensiero islamico, elaborate dalla Lega Araba e da altre potenti organizzazioni come la Lega Islamica Mondiale e l’Organizzazione della Conferenza/Cooperazione Islamica. Tali concezioni si fondano su interpretazioni teologiche e storiche dell’Islam che rifiutano la cultura razionalista occidentale e giudeo-cristiana, proponendo la superiorità dell’Islam sulle due altre religioni monoteistiche e la giustificazione legale e teologica del jihad. La decisione di allineare la politica della CEE/UE alle posizioni islamiche si integra in una strategia di fusione islamo-cristiana fondata sul mito di un Islam tollerante e civilizzato, vittima delle aggressioni dei crociati e di un cristianesimo imperialista e razzista, così come vittima delle aggressioni di Israele. Il ricorso alla politica multilaterale e al multiculturalismo permise alla Commissione Europea, attraverso le proprie reti transnazionali, di diffondere in tutta l’Unione le concezioni vittimistiche islamiche che colpevolizzano Israele e l’Occidente. La Fondazione Anna Lindh, creata nel 2003 su richiesta di Romano Prodi, allora presidente della Commissione Europea, fu incaricata di sottacere qualsiasi critica anti-islamica che potesse mettere in dubbio i fondamenti dell’elaborazione di tale civilizzazione mediterranea. Per sormontare le difficoltà e definire la progressione di questa politica, la cultura euro-islamica è stata imposta uniformemente in tutta l’Unione. La legge islamica sulla blasfemia, che proibisce qualsiasi critica non solo di Dio, ma anche di Maometto, della shari’a, degli hadith e dell’Islam, è ora integralmente applicata in Europa. Quanti esprimano opinioni critiche dell’Islam sono perseguiti dai propri governi nelle aule di tribunale, o spogliati delle loro funzioni se insegnano la storia secondo una versione contraria alla narrativa islamica. La versione islamica dei diritti dell’uomo (la Dichiarazione del Cairo dei Diritti dell’Uomo nell’Islam adottata nel 1990), i cui articoli sono conformi alla shari’a, si sostituisce alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Il regime internazionale dei diritti umani che si fonda sulla Dichiarazione Universale è stato violato sin dagli anni ’70 e ’80 dagli ambigui accordi ufficiosi degli Stati europei con i terroristi dell’OLP contro gli ebrei europei – accordi rivelati di recente da Francesco Cossiga che occupò varie cariche nel governo di sinistra in Italia. La protezione dei terroristi sul territorio europeo, cui si è accompagnata un’intensa propaganda che giustificava la loro “giusta causa”, come l’idea dell’innocenza palestinese e la nazificazione di Israele, nega agli ebrei europei il diritto fondamentale ed essenziale di ogni individuo alla vita e alla sicurezza. Tale disconoscimento, che ha inizialmente colpito gli ebrei, si è poi esteso al resto dell’Europa, poiché il jihadismo causa uno stato di insicurezza permanente contro gli europei, che è la pietra angolare del regime della dhimmitudine cui sono soggetti ebrei e cristiani. Le leggi della shari’a si applicano egualmente anche agli apostati musulmani e ai musulmani emancipati in Europa. È innegabile che l’immigrazione islamica di massa, voluta, approvata e incoraggiata dai leader dell’Unione Europea, abbia definitivamente islamizzato la cultura, l’istruzione, la giurisdizione e la politica dell’Europa. Questa politica demografica è frutto della strategia dell’unione mediterranea, che s’inserisce in continuità con la storica alleanza negli anni ’30 e ’40 del nazismo e del fascismo italiano con il mondo arabo, con la fratellanza musulmana e soprattutto con la sua fazione palestinese rappresentata da Amin al-Husseini. Non ci si deve quindi sorprendere se tutta la strategia dell’unione mediterranea si fonda e si sviluppa sulla distruzione e la delegittimazione dello Stato di Israele e sulla sua sostituzione con una Palestina islamica e jihadista sostenuta e sovvenzionata quasi esclusivamente dall’Unione Europea e dagli Stati europei. Inoltre i padri fondatori di questa politica che riprende il progetto nazista, sono stati ingaggiati tra i politici, gli intellettuali, i giuristi e i funzionari che collaborarono con il nazismo nei Paesi occupati. Questo spiega anche il silenzio sul collaborazionismo dei musulmani d’Europa, albanesi e bosniaci, con l’Asse e dei Paesi arabi con gli eserciti nazisti. È questa stessa collaborazione che si ripresenta nell’alleanza euro-araba fondata sulla sostituzione di Israele con la Palestina e sulla campagna del BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) imposta agli europei dall’Unione Europea .

Alla conferenza organizzata dal prof. Wistrich si è parlato delle organizzazioni cristiane anti-sioniste. Quali sono le conseguenze dell’avvicinamento delle Chiese cattoliche, ortodosse e protestanti all’Islam attraverso il dialogo islamo-cristiano?

L’avvicinamento antisionista delle Chiese all’Islam propugnato dal dialogo islamo-cristiano si fonda sul Palestinismo, una dottrina jihadista che avanza la narrativa coranica della Bibbia, ossia l’interpretazione musulmana delle origini e della storia del Popolo di Israele e del cristianesimo. Secondo questa narrativa, i personaggi della Bibbia erano tutti musulmani, compreso Gesù che, egli stesso profeta musulmano (in arabo, Issa), distruggerà alla fine dei tempi il cristianesimo biblico. Il Corano sostiene che il cristianesimo di Gesù ebreo, come raccontato nei Vangeli, è una falsificazione del vero cristianesimo che si fonderebbe invece sul profeta musulmano Issa, che sarebbe quindi l’Islam. Questa tendenza, che io definisco “islamo-cristianesimo”, mira a sradicare le origini ebraiche del cristianesimo, cioè degli evangelisti ebrei e di Gesù quale ebreo di Giudea, per fare di Issa palestinese e coranico l’origine del cristianesimo. Tale processo politico e teologico è concepito e promosso dai teologi cristiani palestinesi, arabi ed europei. È la “teologia della liberazione palestinese”, che si articola sulla delegittimazione della sovranità d’Israele, la cui storia antica è negata e attribuita ai palestinesi, sulla sostituzione di Gesù ebreo con Issa arabo e musulmano, presentato come l’incarnazione della sofferenza palestinese inflitta dai nazisti israeliani. In breve, si tratta di una vera e propria inversione della realtà se si considera che la “Palestina” collaborava con Hitler. Il palestinismo, cioè l’ideologia della sostituzione di Israele con la Palestina, costituisce una strategia d’islamizzazione teologica del cristianesimo che ha origine nel nazismo e nel marcionismo della prima Chiesa cristiana. Questo movimento creato dai cristiani arabi in Palestina, promosso dalle Chiese d’Europa e degli Stati Uniti, incoraggiato e sostenuto dalla politica occidentale anti-israeliana e dall’OCI (Organizzazione della Conferenza Islamica), si è diffuso in tutto l’occidente e si manifesta nei musei e in tutta la cultura e politica occidentale. È così che il “palestinismo” è divenuto la vera religione dell’Europa, che si mobilita totalmente in favore dei jihadisti palestinesi, schernisce Israele e con indifferenza ignora i massacri dei cristiani nei Paesi musulmani. Il “palestinismo” teologico e politico, fondamento dell’intesa tra l’Islam e l’Occidente, costituisce uno degli aspetti più evidenti dell’islamizzazione dell’Occidente. È importante notare che il palestinsimo è sostenuto dai leader europei che, per avvicinarsi all’Islam, vogliono liberarsi delle origini ebraiche del cristianesimo, come altro retaggio del nazismo.

Nel suo intervento lei ha espresso un certo ottimismo, sostenendo che gli europei si stanno risvegliando. In particolare è sua opinione che i risultati delle elezioni parlamentari europee siano un segnale positivo. Può esporre la sua opinione?

Sono ottimista perché posso constatare un rifiuto degli europei dell’elitismo dittatoriale e arbitrario dell’Unione Europea. Quest’organizzazione, e i suoi leader del Consiglio Europeo, è responsabile dell’islamizzazione dell’Europa, dell’immigrazione di massa, della crisi economica, dell’insicurezza, e del fallimento delle istituzioni democratiche degli Stati membri. Il voto di rifiuto e di protesta esprime una presa di coscienza dei pericoli che minacciano la democrazia, i diritti dell’uomo, le identità culturali e storiche che costituiscono l’Europa e i valori della civilizzazione giudeo-cristiana, aggredita dal palestinismo islamo-cristiano e jihadista promosso dalla Commissione Europea e dal Consiglio Europeo. Sta avanzando un clima rivoluzionario, che può portare a conseguenze positive come negative, pertanto si deve stare vigili.

Lei non condivide le preoccupazioni dell’ascesa dell’estrema destra, in riferimento alle visioni nazionaliste e sociali, e in particolare è sua opinione che la definizione “estrema destra” non sia più attinente al contesto contemporaneo. Come definisce i movimenti che comunemente si chiamano “di destra”?

Queste definizioni appartengono al XIX e al XX secolo, e ai conflitti economici e sociali degli Stati-nazione dovuti all’industrializzazione, all’avanzamento della modernità e allo sfruttamento della classe operaia spogliata di diritti. Non sono più attinenti all’era della globalizzazione e del jihad mondiale, che minaccia i pilastri stessi della civiltà. Il XXI secolo sarà testimone della battaglia dell’Europa contro la dhimmitudine ed è in questo ambito che si determineranno gli schieramenti e le battaglie. Questa guerra è stata imposta agli europei da una strategia occultata dall’alleanza con l’OCI e in seguito adottata dai partiti di destra e di sinistra dell’Unione Europea negli ultimi quarant’anni. L’Europa attuale, l’Eurabia, ne è il risultato, ed è contro tutto ciò che gli europei si stanno rivoltando. Per giustificare le sue scelte politiche, l’Unione Europea è palesemente imprigionata in una rete di menzogne, rinnegazioni e miti imposti dall’OCI, che stanno lentamente cedendo sotto i colpi della realtà e dello jihadismo terrorista. La mondializzazione, i circoli politici e gli enormi flussi finanziari provenienti dagli Stati petrolieri del Golfo persico, la politica dei blocchi transnazionali come l’Unione Europea e l’OCI, il potere assoluto delle organizzazioni internazionali mondiali instaurano un ordine de-umanizzato in cui i poteri occulti privano l’individuo delle libertà e dei diritti fondamentali essenziali. La rivolta alle urne contro l’Unione Europea esprime la disperazione e l’ansia degli individui, stremati dall’indifferenza e dal totalitarismo di una macchina infernale da cui sono oppressi. È questa stessa organizzazione che ha mondializzato l’antisionismo. Ho analizzato il suo funzionamento nel mio libro Verso il Califfato Universale, Lindau 2008 ( titolo inglese: Europe,Globalization and the Coming Universal Caliphate, 2011). È in questo momento critico che il presidente Obama, fedele alle sue origini islamiche, vuole riprendere, in assenza del comunismo, la guerra contro l’Occidente ortodosso attraverso l’Ucraina. Quest’impresa folle non è che una distrazione dal pericolo del terrorismo jihadista mondiale di cui tutto il mondo parla, distruggerà l’Occidente che dalla seconda guerra mondiale si è fondato sulla condanna e sul rifiuto della guerra. Dopo essersi allietato nel fomentare le primavere arabe che hanno lasciato centinaia di migliaia di vittime, per poter potare al potere i suoi amici salafiti e wahhabiti, Obama si rivolge ora a un’Europa riunita e traumatizzata per seminare il caos e la guerra. Non dobbiamo dimenticare che l’islamismo si è sviluppato proprio grazie alla guerra americana contro il comunismo. È stata la CIA che ha creato i Talebani in funzione anti-sovietica, che hanno poi inflitto innumerevoli sofferenze alle popolazioni afgane e pachistane. L’Europa per sua parte non è rimasta inerte, mentre i suoi pontefici dalle mire politiche sostenevano l’istruzione dei giurisprudenti e teologi più retrogradi diffusa nelle madrasse, avvolti nella speranza di poterla diffondere in tutta Europa. Ho riportato nel mio libro Eurabia le loro digressioni strampalate (Eurabia, Lindau: 2006, pp. 293-299). Sono il' jihad e la dhimmitudine che, riproponendosi con forza, determineranno le battaglie del XXI secolo, e non gli antagonismi definiti dalla destra e dalla sinistra dei secoli passati. Chiunque ignori questa realtà non può comprendere gli eventi, e ne sarà travolto.

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Monday 16 June 2014 - 19:16:57
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Una visione profetica
Mi avvalgo di un articolo di Daniel Pipes per sottoporvi questa riflessione. Un secolo fa, il celebre scrittore britannico G.K. Chesterton (1874-1936), considerato uno dei più grandi scrittori del XX secolo, pubblicò un romanzo intitolato "L'osteria volante". Alla vigilia della Prima guerra mondiale, egli immaginò che l'Impero ottomano conquistasse la Gran Bretagna e imponesse la Shari'a, la legge islamica.

Chesterton cavalca questo scenario inverosimile come un mezzo per ridicolizzare il progressismo – lo stesso approccio arrogante, che caratterizza l'era di Obama.
"Il compito dei progressisti è di continuare a commettere errori", spiegava Chesterton e "L'osteria volante" mostra in modo caustico le loro debolezze. Man mano che la trama del libro si sviluppa, la visione di una Gran Bretagna islamizzata presenta dei tratti distintivi che meritano la celebrazione del suo centenario.

Chesterton racconta di una guerra in cui "il più grande dei guerrieri turchi, il terribile Oman Pasha, famoso per il suo coraggio in guerra come per la sua crudeltà in pace", consegue una vittoria sulle forze britanniche, che porta all'occupazione dell'Inghilterra, al controllo della polizia da parte dei turchi e a una crescente influenza di "un eminente mistico turco", un certo Misysra Ammon, che si fa paladino dei costumi islamici come l'astensione dal consumo di carne di maiale, la proibizione di immagini rappresentative, il dover togliere le scarpe e lasciarle vicino alla porta e la pratica della poligamia.

Ma il costume islamico più importante, e quello attorno a cui ruota "L'osteria volante", è l'ordine emanato da Oman Pascià di distruggere i vigneti e di mettere al bando le bevande alcoliche. Lord Philip Ivywood, un dhimmi progressista e sostenitore di Ammon approva nel 1909 un divieto di consumo delle bevande alcoliche con qualche rara eccezione: gli edifici che espongono all'esterno le insegne delle osterie (in attesa della loro scomparsa universale) e due famosi pub, il Claridge's Hotel e il Criterion Bar, (ovviamente) riservati ai membri del Parlamento. Tutti gli altri pub devono servire bicchieri di limonata, tazze di tè e ciò che Chesterton chiama "bibite saracene".

Approfittando di una di queste rare eccezioni, un intrepido marinaio irlandese e un locandiere inglese se ne vanno in giro per il paese portando con loro l'insegna del pub "Old Ship", un barile gigante di rum e una grossa forma di formaggio cheddar. Le loro gesta etiliche e la furia crescente di Lord Ivywood, sono il fulcro di questo romanzo fantasy, che culmina in una rivolta inglese contro Ivywood, il Londonistan, le forze di polizia turche che indossano il fez e contro la loro scelta di non bere bevande alcoliche. Detestare il fatto di essere "annientati dalle armi di uomini dalla carnagione olivastra e gialla (…) aveva reso gli inglesi quello che non erano da secoli". La loro eroica insurrezione lascia Oman Pascià a terra morto "con il viso rivolto verso la Mecca" e permette la riapertura dei pub.

Questo racconto anticipa l'alleanza dei nostri tempi tra la sinistra e gli islamisti, un fenomeno altrimenti quasi invisibile fino al 1980. Precedendo George Galloway e Carlos lo Sciacallo, il sinistroide Ivywood definisce l'Islam "una grande religione" e "una religione del progresso". Egli fa anche appello alla piena unità fra il Cristianesimo e l'Islam, da chiamare Chrislam (un termine realmente in uso nel 2014), mentre un prete trendy vuole che la Cattedrale di Saint Paul ostenti "una specie di duplice emblema (…) una combinazione della croce con la mezzaluna".
La sinistra di oggi trova delle scusanti per la mutilazione genitale femminile e Ivywood abbandona al loro destino le ragazze occidentali rapite e condotte negli harem turchi perché "i legami amichevoli o domestici che sono stati creati non siano nuovamente disturbati". Facendo eco ai progressisti di oggi, egli sostiene che le donne turche godono della "massima libertà", sminuendo la condizione delle loro omologhe inglesi.

Chesterton ha inoltre anticipato altre questioni allora inesistenti e che ora sono d'attualità. Ivywood specula sulla nostra epoca: "in un secolo o due", egli dice, "potremo vedere la causa della pace, della scienza e delle riforme appoggiata dappertutto dall'Islam". In quest'ottica, egli vede "l'Asia in Europa", qualcosa che l'immigrazione musulmana ha conseguito.

Il mistico turco Ammon diffonde "qualche ubbia riguardo alla civiltà inglese che è stata fondata dai turchi e sembra ritenere che presto gli inglesi dovrebbero tornare a questo modo di pensare". Infatti, nel 2014 è banale sentire gli islamisti proclamare che i musulmani hanno raggiunto le Americhe nel X secolo d.C. e che l'Islam ha avuto un ruolo di primo piano nella stesura della Costituzione americana.

L'osteria volante delinea in modo memorabile un quadro preliminare dell'Islam in Gran Bretagna, davvero vogliamo che accada?

Mastro Cecco

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Saturday 04 January 2014 - 16:45:51
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Cos'è l'islam: chiaro e semplice!
Vi consigliamo di seguire con molta attenzione quanto dice Patrick "Pat" Condell, scrittore e commentatore politico: come si può non essere d'accordo?

http://dotsub.com/media/b5ee5ada-5b37-4b0b-9916-e0896337ec4b/embed/ita

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Friday 19 October 2012 - 14:13:16
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Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006

In ricordo di Oriana





L'avete contestata, l'avete derisa, l'avete screditata, l'avete accantonata.
Ma se lei fosse ancora qui, oggi, con tutto il mondo islamico in fermento, assalti alle ambasciate, 8 morti tra Egitto, Tunisia e Sudan, il Papa cristiano che invoca il rispetto delle religioni...potrebbe a ragione esclamare: VE L'AVEVO DETTO.
Nulla è cambiato.



Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Saturday 15 September 2012 - 13:16:44
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Per non dimenticare - 11 settembre 2001



11 anni dall'11 settembre. Per non dimenticare.


Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Tuesday 11 September 2012 - 10:21:04
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Oriana Fallaci
Sull'Antisemitismo: Panorama 18 aprile 2002

Io trovo vergognoso che in Italia si faccia un corteo di individui che vestiti da kamikaze berciano infami ingiurie a Israele, alzano fotografie di capi israeliani sulla cui fronte hanno disegnato una svastica, incitano il popolo a odiare gli ebrei. E che pur di rivedere gli ebrei nei campi di sterminio, nelle camera gas, nei forni crematori di Dachau e Mauthausen e di Buchenwald e di Bergen-Belsen eccetera, venderebbero a un harem la propria madre.

Io trovo vergognoso che la Chiesa Cattolica permetta a un vescovo, peraltro alloggiato in Vaticano, uno stinco di santo che a Gerusalemme venne trovato con un arsenale di armi ed esplosivi nascosti in speciali scomparti della sua sacra Mercedes, di partecipare a quel corteo e piazzarsi a un microfono per ringraziare in nome di Dio i kamikaze che massacrano gli ebrei nelle pizzerie e nei supermarket. Chiamarli "martiri che vanno alla morte come a una festa".

Io trovo che in Francia, la Francia del Liberté-Egalité-Fraternité, si bruciano le sinagoghe, si terrorizzano gli ebrei, si profanino i loro cimiteri. Trovo vergognoso che in Olanda e in Germania e in Danimarca i giovani sfoggino il kaffiah come gli avanguardisti di Mussolini sfoggiavano il bastone e il distintivo fascista. Trovo vergognoso che in quasi tutte le università europee gli studenti palestinesi spadroneggino e alimentino l'antisemitismo. Che in Svezia abbiano chiesto di ritirare il Premio Nobel per la Pace concesso a Shimon Peres nel 1994, e concentrarlo sulla colomba col ramoscello d'olivo in bocca cioè su Arafat. Trovo vergognoso che gli esimi membri del Comitato, un Comitato che (a quanto pare) anziché il merito premia il colore politico, abbiano preso in considerazione la richiesta e pensino di esaudirla. All'inferno il Premio Nobel e onore a chi non lo riceve.

Io trovo vergognoso (siamo di nuovo in Italia) che le Televisioni di stato contribuiscano al risorto antisemitismo piangendo solo sui morti palestinesi, facendo la tara ai morti israeliani, parlando in modo sbrigativo e spesso in tono svogliato di loro. Trovo vergognoso che nei loro dibattiti ospitino con tanta deferenza i mascalzoni col turbante o col kaffiah che ieri inneggiavano alla strage di New York e oggi inneggiano alle stragi di Gerusalemme, di Haifa, di Netanya, di Tel Aviv. Trovo vergognoso che la stampa scritta faccia lo stesso, che si indigni perché a Betlemme i carri armati israeliani circondano la Chiesa della Natività, che non si indigni perché nella medesima chiesa duecento terroristi palestinesi ben forniti di mitra e munizioni ed esplosivi (tra loro vari capi di Hamas e Al-Aqsa) siano non sgraditi ospiti dei frati (che poi dai militari dei carri armati accettano le bottiglie d'acqua minerale e il cestino di mele). Trovo vergognoso che dando il numero degli israeliani morti dall'inizio della seconda intifada (quattrocentododici), un noto quotidiano abbia ritenuto giusto sottolineare a gran lettere che nei lori incidenti stradali ne muoiono di più. (Seicento all'anno).

Io trovo vergognoso che l'Osservatore Romano cioè il giornale del Papa, un Papa che non molto tempo fa lasciò nel Muro del Pianto una lettera di scuse per gli ebrei, accusi di sterminio un popolo sterminato a milioni dai cristiani. Dagli europei. Trovo vergognoso che ai sopravvissuti di quel popolo (gente che ha ancora il numero tatuato sul braccio) quel giornali neghi il diritto di reagire, difendersi, non farsi sterminare di nuovo. Trovo vergognoso che in nome di Gesù Cristo (un ebreo senza il quale oggi sarebbero tutti disoccupati) i preti delle nostre parrocchie o Centri Sociali o quel che sono amoreggino con gli assassini di chi a Gerusalemme non può recarsi a mangiar la pizza o a comprar le uova senza saltare in aria. Trovo vergognoso che essi stiano dalla parte dei medesimi che inaugurarono il terrorismo ammazzandoci sugli aerei, negli aeroporti, alle Olimpiadi, e che oggi si divertono ad ammazzare i giornalisti occidentali. A fucilarli, a rapirli, a tagliargli la gola, a decapitarla (Dopo l'uscita de La Rabbia e l'orgoglio qualcuno in Italia vorrebbe farlo anche a me. Citando versi del Corano esorta i suoi "fratelli" delle moschee e delle Comunità Islamiche a castigarmi in nome di Allah. A uccidermi. Anzi a morire con me. Poiché è un tipo che conosce bene l'inglese, in inglese gli rispondo: "Fuck you").

Io trovo vergognoso che quasi tutta la sinistra, quella sinistra che venti anni fa permise a un suo corteo sindacale di deporre una bara (quale mafioso avvertimento) dinanzi alla sinagoga di Roma, dimentichi il contributo dato dagli ebrei alla lotta antifascista. Da Carlo e Nello Rosselli, per esempio, da Leone Ginzburg, da Umberto Terracini, da Leo Valiani, da Emilio Sereni, dalle donne come la mia amica Anna Maria Enriques Agnoletti fucilata a Firenze il 12 giugno 1944, dai settantacinque dei trecentocinquantacinque uccisi alla Fosse Ardeatine, dagli infiniti altri morti sotto le torture o in combattimento o dinanzi ai plotoni d'esecuzione. (I compagni, i maestri, della mia infanzia e della mia prima giovinezza). Trovo vergognoso che anche per colpa della sinistra anzi soprattutto per colpa della sinistra (pensa alla sinistra che inaugura i suoi congressi applaudendo il rappresentante dell'OLP, in Italia il capo dei palestinesi che vogliono la distruzione di Israele) gli ebrei delle città italiane abbiano di nuovo paura. E nelle città francesi e olandesi e danesi e tedesche, lo stesso. Trovo vergognoso che al passaggio del mascalzoni vestiti da kamikaze tremino come a Berlino tremavano la Notte dei Cristalli cioè la notte in cui Hitler avviò la Caccia all'Ebreo.

Io trovo vergognoso che obbedendo alla stupida, vile, disonesta, e per loro vantaggiosissima moda del Politically Correct i soliti opportunisti anzi i soliti parassiti sfruttino la parola Pace. Che in nome della parola Pace, ormai più sputtanata delle parole Amore e Umanità, assolvano da una parte sola l'odio e la bestialità. Che in nome d'un pacifismo (leggi conformismo) delegato ai grilli canterini e ai giullari che prima leccavano i piedi a Pol Pot aizzino la gente confusa o ingenua o intimidita. Che la imbroglino, la corrompano, la riportino indietro di mezzo secolo cioè alla stella gialle sul cappotto. Questi ciarlatani ai quali dei palestinesi importa quanto a me importa di loro. Cioè nulla.

Io trovo vergognoso che tanti italiani e tanti europei abbiano scelto come vessillo il signor (si fa per dire) Arafat. Questa nullità che grazie ai soldi della Famiglia Reale Saudita fa il Mussolini ad perpetuum e che nella sua megalomania crede di passare alla Storia come il George Washington della Palestina. Questo sgrammaticato che quando lo intervisti non riesce nemmeno a compilare una frase completa, un discorso articolato. Sicché per ricomporre il tutto, scriverlo, pubblicarlo, duri una fatica tremenda e concludi che paragonato a lui perfino Gheddafi diventa Leonardo da Vinci. Questo falso guerriero che va sempre in uniforme come Pinochet, mai che indossi un abito civile, e che tuttavia non ha mai partecipato ad una battaglia. La guerra la fa fare, l'ha sempre fatta fare, agli altri. Cioè ai poveracci che credono in lui. Questo pomposo incapace che recitando la parte del Capo di Stato ha fatto fallire i negoziati di Camp David, la mediazione di Clinton. No-No-Gerusalemme-la-voglio-tutta-per-me. Questo eterno bugiardo che ha uno sprazzo di sincerità soltanto quando (en privé) nega a Israele il diritto di esistere, e che come dico nel mio libro si smentisce ogni cinque secondi. Fa sempre il doppio gioco, mente perfino se gli chiede che ora è, sicché di lui non puoi fidarti mai. Mai! Da lui finisci sistematicamente tradito. Questo eterno terrorista che sa fare solo terrorista (stando al sicuro) e che negli Anni Settanta cioè quando lo intervistai addestrava pure i terroristi della Baader-Meinhof. Con loro, i bambini di dieci anni. Poveri bambini! (Ora li addestra per farne kamikaze. Cento baby-kamikaze sono in cantiere:cento!). Questa banderuola che la moglie la tiene a Parigi, servita e riverita come una regina, e che il suo popolo lo tiene nella merda. Dalla merda lo toglie soltanto per mandarlo a morire, a uccidere e a morire, come le diciottenni che per meritarsi l'uguaglianza con gli uomini devono imbottirsi d'esplosivo e disintegrarsi con le loro vittime. Eppure tanti italiani lo amano, sì. Proprio come amavano Mussolini. Tanti altri europei, lo stesso.

Io trovo vergognoso e vedo in tutto ciò il sorgere d'un nuovo fascismo, d'un nuovo nazismo. Un fascismo, un nazismo, tanto più bieco e ributtante in quanto condotto e nutrito da quelli che ipocritamente fanno i buonisti, i progressisti, i comunisti, i pacifisti, i cattolici anzi i cristiani, e che hanno la sfacciataggine di chiamare guerrafondaio chi come me grida la verità. Lo vedo, sì, e dico ciò che segue. Io col tragico e shakespeariano Sharon non sono mai stata tenera ("Lo so che è venuta ad aggiungere uno scalpo alla sua collana" mormorò quasi con tristezza quando andai a intervistarlo nel 1982). Con gli israeliani ho litigato spesso, di brutto, e in passato i palestinesi li ho difesi parecchio. Forse più di quanto meritassero. Però sto con Israele, sto con gli ebrei. Ci sto come ci stavo da ragazzina cioè al tempo in cui combattevo con loro, e le Anne Marie morivano fucilate. Difendo il loro diritto ad esistere, a difendersi, a non farsi sterminare una seconda volta. E disgustata dall'antisemitismo di tanti italiani, di tanti europei, mi vergogno di questa vergogna che disonora il mio Paese e l'Europa. Nel migliore dei casi, non una comunità di Stati ma un pozzo di Ponzi Pilati. Ed anche se tutti gli abitanti di questo pianeta la pensassero in modo diverso, io continuerò a pensarla così.

Oriana Fallaci


Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Thursday 15 September 2011 - 09:29:02
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Il Protocollo di Hérouxville
Un po’ di tempo fa, un grazioso paesino canadese, la municipalità di Hérouxville per la precisione,(http://municipalite.herouxville.qc.ca/) pubblicò quello che Noi abbiamo ribattezzato “Protocollo di Hérouxville”; in sostanza delle norme per facilitare l’integrazione di tutte quelle persone che avevano intenzione di stabilirsi proprio lì. In particolare volevano informare i nuovi arrivati che lo stile di vita che si erano lasciati alle spalle nel loro paese natale non poteva essere trasferito da loro e che avrebbero dovuto adattarsi alla loro nuova identità sociale.
Noi abbiamo tradotto il tutto e ve lo proponiamo.


Ordinanza del sindaco e dei 6 consiglieri di Hérouxville, eletti democraticamente.
Municipalità di Hérouxville

Le Norme.

Le nostre donne
Noi riteniamo che uomini e donne abbiano lo stesso valore. Ciò premesso noi crediamo
che una donna possa:guidare una macchina, votare, firmare assegni ballare, decidere per se stessa, esprimere le sue proprie idee, vestirsi come le garba rispettando naturalmente la decenza democratica, andare in giro da sola in luogo pubblico, studiare, avere un lavoro avere delle sue proprietà e qualunque altra cosa possa fare un uomo. Queste sono le nostre regole e il nostro modo di vivere.
Ma uccidere le donne in lapidazioni pubbliche o bruciarle vive non fa parte delle
nostre norme di vita.

I nostri bambini
Ci si aspetta che i nostri figli frequentino scuole pubbliche o private per assicurare
il loro sviluppo sociale ed aiutarli ad integrarsi nella nostra società. Nessuna forma
di violenza verso i bambini è accettabile.

Le nostre festività
Noi ascoltiamo musica, beviamo bevande alcooliche in luoghi pubblici o privati, anche
balliamo e alla fine di ogni anno decoriamo un albero con palle colorate, fili d'argento e luci. Tutto questo si chiama normalmente "decorazioni natalizie" o anche "albero di natale".Ci permette di rallegrarci nel rivivere il nostro retaggio nazionale. Questa non è necessariamente una festa religiosa.
Queste festività sono autorizzate in pubblico, nelle scuole, istituzioni e anche in privato.

Il nostro Servizio Sanitario
Nelle nostre case per anziani uomini e donne vengono curati da uomini e donne competenti. Facciamo notare che non esiste legge votata democraticamente che vieti che un uomo curi una donna o una donna curi un uomo.
Nei nostri ospedali, poliambulatori e dispensari medici donne possono curare uomini e donne, analogamente ai dottori maschi. Lo stesso principiosi applica per gli infermieri, pompieri e paramedici.
Questo personale competente non deve chiedere permesso per effettuare trasfusioni o qualunque altra cosa necessaria a salvare una vita.
Da tempo è concesso agli uomini di entrare in sala parto per assistere alla nascita dei loro figli. Sono stati con le loro mogli a corsi prenatali per aiutarle in questo compito.
Nei luoghi già menzionati vengono dati ai pazienti cibi tradizionali. C'è spesso musica in sottofondo. Ci sono settimanali o giornali a disposizione e ogni altro strumento multimediale che mostra il nostro spirito di comunità e il nostro modo di vivere.

La nostra educazione
Nelle nostre scuole uomini e donne, personale regolarmente abilitato, insegnano ai nostri figli.
Gli insegnanti maschi e femmine possono insegnare a ragazzi e ragazze senza alcuna discriminazione sessuale. Non devono vestirsi in maniera particolare per i loro compiti.
Nelle nostre scuole i ragazzi non possono portare nessuna arma vera o giocattolo,
simbolica o no. I ragazzi possono cantare fare sport o giochi di gruppo. Per promuovere il decoro ed evitare tutte le discriminazioni alcune scuole hanno adottato una divisa standard che viene fortemente consigliata.
Negli ultimi anni per evitare influenze o orientamenti religiosi non esistono luoghi
disponibili per la preghiera o altra forme rituali.
Inoltre in molte delle nostre scuole non è permesso pregare. Insegniamo molta scienza e poca religione.
Nei nostri edifici scolastici sia pubblici che privati generalmente alla fine dell'anno
potrete forse vedere "decorazioni natalizie" o "alberi di natale". I bambini potrebbero anche cantare "canzoncine natalizie", se lo desiderano.
Molte delle nostre scuole hanno delle mense che servono cibi tradizionali. Gli studenti possono decidere di mangiare altrove.
Nelle nostre scuole è insegnata la storia del Quebec. Ci sono anche lezioni di biologia.

I nostri sport e gli svaghi
Da lunghissimo tempo ragazzi e ragazze hanno fatto gli stessi giochi e spesso insieme.
Per esempio, se voi veniste a casa mia noi potremmo mandare i ragazzi a nuotare
insieme in piscina; non sorprendetevi di quello che per noi è normale.
Potreste vedere uomini e donne sciare insieme sulla stessa collina nello stesso tempo; non sorprendetevi di quello che per noi è normale.
Vedreste anche uomini e donne giocare insieme a hockey; non sorprendetevi
di quello che per noi è normale.
Nelle nostre piscine pubbliche abbiamo bagnini sia maschi che femmine per la nostra sicurezza, per proteggerci da un eventuale annegamento. Non sorprendetevi di quello che per noi è normale.
Tutte le leggi in essere che permettono queste cose hanno seguito un processo
democratico. Dovreste apprezzare questo nuovo stile di vita e condividere le nostre
abitudini e i nostri costumi.

La nostra sicurezza
Il nostro immenso territorio è controllato da poliziotti maschi e femmine della
"Surete du Quebec". Essi hanno sempre potuto interrogare, consigliare, contestare
o comminare multe a uomini e donne.
Non si può nascondere il proprio viso poichè deve essere [sempre] possibile indentificarvi in pubblico.
L'unica volta che ci si può mascherare o coprire il viso è durante Halloween.
Questa è una abitudine religiosa tradizionale alla fine di ottobre che celebra il giorno di Ognissanti, in cui i bambini si travestono e vanno di porta in porta a chiedere caramelle e offerte.
Tutti noi accettiamo di venire fotografati e che la foto venga collocata sulla nostra patente, scheda sanitaria e passaporto. Un effetto della democrazia.

Il nostro posto di lavoro
Gli impiegati devono rispettare le leggi governative che riguardano le condizioni di
lavoro. Queste leggi includono giornate di ferie ben note e accettate in anticipo
da tutti gli impiegati. Queste condizioni di lavoro sono negoziate democraticamente
e una volta accettate vengono rispettate dalle controparti. Nessuna legge o condizione lavorativa impone al datore di lavoro di fornire un posto per la preghiera o il tempo per queste attività durante l'orario di lavoro. Vedrete anche uomini e donne lavorare fianco a fianco. Portiamo, se richiesto dalla legge, elmetti di sicurezza nei luoghi di lavoro.

I nostri affari
I nostri affari sono governati da leggi municipali, provinciali e federali. Nel lavoro
uomini e donne lavorano insieme e servono la clientela sia che siano uomini o donne.
I prodotti venduti possono essere di qualsiasi tipo. Per esempio gli alimentari devono essere approvati da diversi enti governativi prima di poterli offrire al pubblico.
Si può osservare nello stesso negozio diversi tipi di carne, per esempio bue, pollo maiale e agnello.
Altri negozi offrono alla loro clientela la sede e il materiale per una palestra.
Questi ambienti hanno finestre così da consentire ai clienti di guardare fuori mentre
fanno esercizio. I clienti sono uomini e donne vestiti nel modo giusto per fare sport.

Le nostre famiglie
Vi renderete conto che entrambi i genitori provvedono ai bisogni dei bambini e che entrambi condividono la stessa autorità. I genitori possono appartenere alla stessa razza oppure no, venire dallo stesso paese oppure no, avere la stessa religione o no, anche essere dello stesso sesso o no.
Se un ragazzo o una ragazza vuole sposarsi essi possono, anzi hanno la libertà di scegliere chi sarà il coniuge. Il processo democratico si applica per assicurare tutte le libertà di scelta a tutti.
Nelle nostre famiglie ragazzi e ragazze mangiano insieme alla stessa mensa e mangiano lo stesso cibo. Possono mangiare ogni tipo di carne, verdura o frutta. Non si nutrono solo carne o solo verdura: possono mangiare entrambi contemporaneamente per tutto l'anno.

Altri punti
Potete anche vedere delle croci [in luogo pubblico] che ci ricordano il nostro passato. Fanno parte integrante del nostro patrimonio storico e come tali devono essere considerate.
Pubblicare tutte le leggi e le norme del Municipio di Hérouxville sarebbe un compito noioso.
Le norme qui pubblicate sono solo un esempio. I nuovi venuti in questa regione possono confrontarsi così con noi prima di decidere di stabilirsi qui.
Certamente, in quanto siamo stati eletti [ dal popolo] daremo ai nuovi venuti la sicurezza che le situazioni da cui sono fuggiti nel loro paese non succederanno nella nostra area.
Di conseguenza la tranquillità con cui viviamo sarà sempre in essere.
Deve essere ben chiaro che ogni persona o persone, gruppi legali o no che vorranno
modificare le nostre abitudini o costumi non potranno farli senza sottostare ad un
referendum che segua tutte le leggi in essere nelle nostre città o municipalità.
Questi referendum saranno tenuti a spese del richiedente (o dei richiedenti).

Firmato congiuntamente dal sindaco e 6 consiglieri di Hérouxville, tutti eletti
Democraticamente



Noi crediamo che tale “protocollo” contenga una colossale dose di buon senso e, debitamente adattato alle realtà italiane, potrebbe essere adottato anche dai nostri Comuni.

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Monday 17 December 2007 - 21:24:12
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Le "Ragioni" di I.S.C.O. (Io Sto Con Oriana)
Stimolati a farlo da alcuni nostri lettori ecco, in sintesi, il nostro punto di vista sulla questione “Islam”. Pur senza nominarla mai, l’influenza del pensiero di Oriana Fallaci è evidente, senza di Lei il nostro livello di consapevolezza sulla questione non sarebbe mai arrivato a tanto!

1. ISCO nasce innanzitutto non per essere contro qualcosa o qualcuno, ma a favore della nostra cultura e identità Occidentale. Detto ciò, non possiamo fare a meno di vedere come sia in atto, in Italia e in Europa, un’invasione islamica. Questa non è solo un’opinione, è una constatazione, i fatti sono lì a dimostrarlo, i fiumi di parole sulla “rinascita dell’Islam” sono lì a dimostrarlo, le bombe sono lì a dimostrarlo, il proliferare di moschee e di centri culturali islamici sono lì a dimostrarlo, il numero sempre crescente di richieste da parte delle comunità islamiche (talvolta poste in modo arrogante) è lì a dimostrarlo, il numero di immigrati islamici che aumenta esponenzialmente è lì a dimostrarlo. L’obiettivo più o meno dichiarato è quello di trasformarci in Eurabia, di fare dell’Europa una terra islamica e chi non vede questo pericolo è miope o in malafede.

2. Noi prendiamo atto che, allo stato attuale, non esiste un “Islam moderato”, esistono musulmani moderati, ma questa è un’altra cosa. Un conto è la posizione del singolo, un’altra la posizione “istituzionalizzata”. Inoltre ci chiediamo: cosa significa l’espressione “Islam moderato”? Che non mette le bombe? Basta dunque soltanto questo per meritarsi l’appellativo di moderato? E’ moderato un islamico che segrega la moglie, che la obbliga a portare il burkah o il velo, che la picchia o giustifica chi lo fa o magari ne tiene più d’una ? E’ moderato un islamico che prima di tutto ubbidisce al Corano e poi, forse, alle nostre leggi, basta che non siano in contrasto con la sua fede? E’ moderato un islamico che non denuncerebbe mai un altro islamico anche se sapesse che è colpevole di atti terroristici? E’ moderato un islamico che non riconosce a se stesso e ad un altro la possibilità di uscire dall’islam, di cambiare religione o di diventare ateo? E’ moderato un islamico che considera un reato l’apostasia? E’ moderato un islamico che non discrimina tra ciò che è peccato e ciò che è reato? E quanto è moderato l’Islam istituzionale, quello che conta, quello delle moschee, quello degli imam che spesso predicano odio, quello che non condanna mai in modo chiaro il terrorismo islamico? Temiamo che “l’Islam moderato” sia una categoria concettuale (vuota) puramente occidentale o che, in modo davvero paradossale, proprio noi finiamo per dare più spazio a chi di moderato non ha nulla a scapito di chi, magari timidamente, tenta di far sentire la sua voce.

3. Noi crediamo che in Europa sia sotto gli occhi di tutti il fallimento del “multiculturalismo” inteso come diritto di identità irriducibile di tutte le comunità, come relativismo assoluto, come ideologica affermazione che tutte le culture sono uguali, incomparabili, ingiudicabili. Vogliamo lasciare che nascano ghetti d’illegalità, d’intolleranza, d’odio? Che si crei uno stato dentro uno stato? Inizialmente a macchia di leopardo, ma poi magari basato su territori sempre più ampi? Il riconoscimento acritico della cultura altra, il multiculturalismo esasperato elevato ad ideologia può trasformarsi facilmente in una bancarotta morale, in passività. Il multiculturalismo non può diventare un asettico contenitore di legalità multiple, non può ispirarsi solo al “quieto vivere”, non può accontentarsi della semplice tolleranza, non può renderci ciechi, sordi, muti.

4. Noi riteniamo che l’Occidente, l’Europa, abbia il diritto all’auto difesa dagli attacchi terroristici, ma soprattutto abbia diritto ad una difesa culturale che salvaguardi la sua identità. Paradossalmente siamo molto più preoccupati dell’invasione culturale e religiosa lenta e strisciante che non degli attentati passati e - temiamo – futuri.

5. Noi siamo convinti che sia stato un grosso errore non riconoscere nella Costituzione Europea le radici Cristiane; il Cristianesimo è stato, dal punto di vista sociologico, la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto. Nessun’altra regge al confronto. Rispetto a lei tutte sembrano limitate. Senza il Cristianesimo ci saremmo scordati del Rinascimento e dell’Illuminismo; senza il Cristianesimo niente Rivoluzione francese, niente socialismo, niente liberalismo. Il Cristianesimo a cui facciamo riferimento è quello che ci appare come una maestosa scommessa che l’uomo fa con sé stesso, non tanto quello talvolta travisato o distorto dalla Chiesa cattolica o dalle Chiese protestanti, è il Cristianesimo che non corrisponde necessariamente a quanto afferma la Religione cristiana, nelle sua varie accezioni, Cattolica o Riformata o quant’altro. Neppure acconsentiamo a quel cristianesimo mal digerito e spesso utilizzato a rovescio di chi pretendeva di chiudere i cristiani in un bunker, chiuderne la porta e gettarne la chiave. Invece è quel Cristianesimo che crea punti di comprensione reciproca e di condivisione di obiettivi tra il credente, l’agnostico e l’ateo, quello che va oltre la metafisica e parla a tutti dell’uomo, di un’etica condivisibile, di un solidarismo responsabile. E di quell’uomo ne rivendica la coscienza, il libero arbitrio, la responsabilità, il destino. E’ il Cristianesimo che fa un elogio alla ragione, e quindi alla possibilità di scegliere e dove la scelta è consentita lì v’è libertà. Qui stanno i nostri principi, qui sta la nostra civiltà.

6. Noi proponiamo che si debba porre con forza la questione della reciprocità; non è più tollerabile tollerare gli intolleranti, non è più tollerabile l’uso strumentale che viene fatto delle nostre leggi liberali e democratiche, non è più tollerabile concedere tutto senza chiedere nulla in cambio. Ma allora, nel concreto, cosa occorrerebbe fare per dare sostanza al termine “reciprocità”? Innanzitutto esigere che gli stati occidentali chiedano:

distinzione tra religione e stato
pari dignità per uomini e donne, a qualsiasi livello
libertà di culto per tutti nei paesi mussulmani
libertà di conversione dall'Islam ad altre religioni
libertà di costruire edifici di culto non islamici
libertà di dire, stampare, insegnare altre visioni della realtà da quella islamica
libere elezioni e libera dialettica democratica

7. Noi siamo dell’idea che, se davvero si vuole costruire una società di pace, l’islam debba smettere di prevaricare, debba accettare le conversioni come frutto di convinzione personale e non di pressioni e intimidazioni, debba accettare il confronto fatto con la forza delle argomentazioni e non con le minacce, debba lascare liberi i suoi fedeli di cambiare religione o di diventare atei, debba cancellare il reato di apostasia (un abominio nel terzo millennio), debba accettare una visione laica del mondo separando fede e politica, debba compiere lo sforzo di leggere i suoi libri sacri in chiave interpretativa e non letterale, debba accettare la piena parità tra uomo e donna. Fino a che ciò non accadrà l’islam resterà un problema (esiste un problema Buddismo? O Taoismo? O Cristianesimo? ). Noi, l’Europa, l’Occidente, dobbiamo aiutare questo processo senza debolezze o tentennamenti.

8. Noi constatiamo che, piaccia o non piaccia, è in atto uno scontro di civiltà, (usate pure altri termini linguistici se vi pare, ma la sostanza non muta) scontro che certamente va ricomposto il prima possibile e nel modo migliore. Il primo passo per fare questo però sta nel non avere paura ad ammetterlo, negarlo, rimuoverlo non aiuta, anzi rende il processo di ricomposizione più lungo e difficile, ci lascia in un pantano d’immobilismo e di fraintendimenti paralizzanti. La psicanalisi ci ha insegnato che per poter risolvere un problema occorre prima di tutto ammettere di avere un problema, se non lo ammettiamo a noi stessi non ne usciremo mai. D’altra parte la storia dell’Umanità è storia di contrasti e opposizioni, fa parte della categoria più pesante che domina il mondo, (e la filosofia questo la sa bene) ovvero il “divenire”.

9. Noi temiamo che l’Occidente, quello dei popoli che condividono gli stessi princìpi, valori, ideali, impegni religiosi stia attraversando un profondo periodo di crisi d’identità; per secoli ha coltivato la convinzione che la verità, la libertà, la democrazia, la tolleranza, il rispetto, la compassione, e molti altri valori collegati, fossero stati forgiati in un posto ma validi in tutti i posti. È da questa convinzione che sono nate le Carte, le Convenzioni, le Dichiarazioni sui diritti umani, che appunto si dicono universali, ad esempio quella delle Nazioni Unite. Oggi l'universalismo è entrato in crisi ed è stato rimpiazzato dal suo estremo opposto, il relativismo, una dottrina secondo la quale le tradizioni, le culture, le civiltà, sono sistemi autonomi e chiusi, ciascuna con propri criteri di valore e con proprie procedure di validazione. Ma se ci manca un credo, una fede, un legame spirituale, non potremo giustificare tutti quei nobili valori - la libertà, la democrazia, la tolleranza, il rispetto, la fratellanza, eccetera - che pure noi stessi professiamo e non potremo neppure proporli come esempio ad altri, visto che non ci crediamo neppure noi. Se smarriamo la nostra identità non potremo rispettarla e difenderla e neppure confrontarci con nessuno o intrattenere un dialogo con alcuno se, in partenza, sosteniamo che non c'è nessuna verità da affermare, nessun valore da preferire, nessun principio che valga la pena essere difeso.

10. Noi crediamo che l’Islam, alla fine, non prevarrà semplicemente perché, se rimane ciò che è ora, è contro Ragione, è contro l’innato senso dell’uomo di progredire e di andare avanti, è contro ogni logica, è uno stagno e alla fine uno stagno non può competere con l’oceano. Noi auspichiamo, speriamo, che alla lunga l’Islam perderà il confronto con l’occidente, imploderà, si frantumerà e diventerà una religione come le altre. Siamo ottimisti quindi? Nell’immediato no, ma nel futuro sì, non c’è alternativa, occorre esserlo per forza. Più l’Islam entrerà in commistione con l’Occidente più la sua forza diminuirà, verrà “contaminato”, criticato dall’interno, messo in discussione dagli stessi musulmani, dalle donne innanzitutto. La Storia ha un andamento ciclico, spesso fa strani giri, ma non torna mai indietro fino in fondo. Certo non possiamo pensare che tutto accada magicamente, dobbiamo metterci del nostro. Quello che ci domandiamo e che ci angustia è: quanto dovremo ancora pagare?

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Tuesday 14 November 2006 - 12:12:06
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