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11 settembre 2001- 11 Settembre 2016: Oriana ha sempre ragione!
Sono passati 15 anni da quel terribile 11 settembre, per ricordarlo non vogliamo fare commenti, semplicemente citare quanto scriveva Oriana Fallaci in "La rabbia e l'orgoglio".

"Sbaglia, dunque, chi crede che la
Guerra Santa si sia conclusa nel novembre del
2001 cioè con la disgregazione del regime talebano
in Afghanistan. Sbaglia chi si consola con le immagini
delle donne che a Kabul non portano più il
burkah e a volto scoperto escono di casa, vanno di
nuovo dal dottore, vanno di nuovo a scuola, vanno
di nuovo dal parrucchiere. Sbaglia chi si accontenta
di vedere i loro mariti che dopo la disfatta dei
Talebani si levano la barba come, dopo la caduta di
Mussolini, gli italiani si levavano il distintivo fascista.
Sbaglia perché la barba ricresce e il burkah
si rimette: negli ultimi vent'anni l'Afghanistan
è stato un alternarsi di barbe rasate e ricresciute, di
burkah tolti e rimessi. Sbaglia perché gli attuali
vincitori pregano Allah quanto gli attuali sconfitti,
dagli attuali sconfitti non si distinguono in fondo
che per una questione di barba, (infatti le donne li
temono in uguale misura), e quasi ciò non bastasse
si litigano ferocemente tra loro alimentando il
caos e l'anarchia. Sbaglia perché tra i diciannove
kamikaze di New York e di Washington non c'era
nemmeno un afgano e ifuturi kamikaze hanno altri
luoghi per addestrarsi altre caverne per rifugiarsi.
Guarda la carta geografica: a sud dell'Afghanistan c'è
il Pakistan, a nord ci sono gli stati mussulmani dell'ex
Unione Sovietica, a ovest c'è l'Iran. Accanto all'Iran c'è
l'Iraq, accanto all'Iraq
c'è la Siria, accanto alla Siria c'è il Libano ormai
mussulmano. Accanto al Libano c'è la mussulmana
Giordania, accanto alla Giordania c'è l'ultramussulmana
Arabia Saudita, e al di là del Mar Rosso
c'è il continente africano con tutti i suoi paesi
mussulmani. Il suo Egitto e la sua Libia e la sua Somalia,
per incominciare. I suoi vecchi e i suoi giovani
che applaudono alla Guerra Santa. Sbaglia,
soprattutto, perché lo scontro tra noie loro non è
militare. È culturale, è religioso, e le nostre vittorie
militari non risolvono l'offensiva del terrorismo.
Anzi la incoraggiano, la inaspriscono, la moltiplicano.
Il peggio, per noi, deve ancora arrivare: ecco
la verità. E la verità non sta necessariamente nel
mezzo. A volte sta da una parte sola. Anche Salvemini
lo disse in quell'antífascist-meeting dell'Irving
Plaza."


Per chi non lo sapesse, Salvemini il 7 maggio 1933 parla all'Irving
Plaza su Hitler e su Mussolini. Sgolandosi dinanzi
a un pubblico che non lo capisce, ma lo capirà il
7 dicembre 1941 cioè il giorno in cui i giapponesi
alleati di Hitler e Mussolini bombarderanno Pearl
Harbor, sbraita: «Se restate inerti, se non ci date
una mano, prima o poi attaccheranno anche voi!».


Ebbene quel 11 settembre che pareva fosse destinato a colpire solo gli USA è stato solo l'inizio, poi è toccato nel 2004 alla Spagna, Madrid; nel 2005 a Londra; nel 2012 a Tolosa; nel 2013 a Londra;nel 2014 a Bruxelles; nel 2015 a Parigi, ripetutamente; nel 2016 a Bruxxelles; nel 2016 a Nizza. Quando toccherà a noi?

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Sunday 11 September 2016 - 12:20:18
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Tollerare gli intolleranti? No, grazie!
Era il 1685 quando John Locke scriveva “Lettere sulla tolleranza”; era il tentativo di una fondazione etica e politica della tolleranza, attraverso la definizione delle proprietà e dei diversi campi di influenza di Stato e Chiesa, di Religione e Società. Il libretto costituita un grande passo in avanti per l’epoca, tuttavia Locke riteneva che gli atei non dovevano essere tollerati, perché essi non potrebbero mantenere patti, promesse e giuramenti, che sono i vincoli della società umana. Anche la Chiesa cattolica romana non poteva essere tollerata perché, secondo Locke, “tutti quelli che entrano in tale Chiesa, devono, ipso facto, abbandonarsi alla tutela e al servizio di un altro principe”. Ciò si spiega con il fatto che si temeva che il cattolicesimo potesse prendere il sopravvento. Un passaggio che tengo è sottolineare è quello in cui Locke sostiene che l'unico modo che una Chiesa ha di guadagnare proseliti è la loro conversione attraverso la persuasione e non con la violenza. A distanza di alcuni secoli il quesito si ripropone: Che cosa è tollerabile? Esiste un limite alla tolleranza? Cosa uno Stato liberale di diritto non può e non deve tollerare?
Parafrasando Habermas: il fondamentalismo, o meglio le “culture fondamentalistiche ”. Tali culture, come reazione alla violenza della modernizzazione, rappresentano un impulso di rinnovamento tipicamente moderno. Questo è ciò che Habermas chiama il paradosso del fondamentalismo che, volendo restaurare l’antico (la tradizione “pura” e “vera”), nei fatti rappresenta un movimento tipicamente moderno. Tutte le religioni mondiali, continua Habermas, hanno prodotto i loro fondamentalismi, anche se non tutte le sette sono fondamentaliste. Comunque quello che è impossibile realizzare con i fondamentalisti è la possibilità di un dialogo paritario: tali visioni radicali sono, per loro natura, incapaci di riflettere sul rapporto che le collega alle altre visioni della vita e del bene, non ammettono nessuno spazio al dissenso interno, sono quindi intolleranti. Ed è proprio questa intolleranza ad essere intollerabile poiché la convivenza, equiparata giuridicamente, di diversi stili di vita, presuppone che le diverse appartenenze culturali si rispettino e riconoscano reciprocamente.
Uno Stato di diritto può creare le condizioni affinchè una cultura si riproduca e si conservi, ma l’individuo deve essere lasciato libero di scegliere: cioè deve poter dire sì o no ad una data cultura, anche a quella di appartenenza. Quindi, per noi è normale e legittimo che un “occidentale” abbracci una cultura e una religione diversa da quella da cui proviene; non altrettanto dicasi per l’islam, di fondo intollerante, che non permette altrettanto impedendo la messa in discussione di ruoli e sistemi. Non solo, ma esige, pretende in modo arrogante di essere tollerato là dove esso stesso si dimostra intollerante.
Da un punto di vista teorico poi, il modello islamico implica la subordinazione del diritto alla religione: le norme traggono la propria forza dalla parola di Dio, rivelata nel Corano e dai detti e fatti ( Hadit e Sira, cioè la biografia del Profeta, che costituiscono la Sunna cioè la tradizione) di Maometto che insieme indicano la Sharia, Via rivelata da seguire.
Possiamo appellarci alle più disparate teorie sociologiche per concludere che non è con l’intollerare gli intolleranti che si debella l’intolleranza in quanto tali intolleranti si sentiranno sempre più intollerati nel loro diritto ad essere intolleranti e quindi saranno, giustamente, sempre più incazzati, poverini. Sarà, ma dal mio ristretto punto di vista sono qui a dire che di certo tollerare gli intolleranti non farà altro che aumentare il loro diritto ad essere intolleranti; mi dispiace, ma io rivendico il mio diritto a non essere tollerante con gli intolleranti, sempre. Fate voi.

Mastro Cecco

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Tuesday 23 August 2016 - 18:20:03
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Islamofobia
Tutti noi occidentali, chi più chi meno, a detta delle solite cicale benpensanti, soffriamo di una pericolosissima sindrome chiamata “islamofobia”, lo psicoreato del futuro totalitario. Ce lo siamo sentiti dire spesso, dieri quotidianamente non appena osiamo alzare la testa e puntare il dito verso l’islam. Già il termine è inappropriato e palesemente inesatto. Infatti, per fobia s’intende “un disturbo psichico consistente in una paura angosciosa destata da una determinata situazione, dalla vista di un oggetto o da una semplice rappresentazione mentale, che pur essendo riconosciuta come irragionevole non può essere dominata e obbliga a un comportamento, inteso, di solito, a evitare o a mascherare la situazione paventata” (voc. Treccani). Quindi, avere una fobia, vuol dire temere qualcosa in modo del tutto irrazionale, senza un motivo oggettivo che la giustifichi, ad esempio, l’agorafobia è una paura incontrollata e irrazionale degli spazi aperti; chi ne soffre lo sa bene che una grande piazza non potrà fare nulla di male, eppure non riuscirà ad attraversarla. Lo stesso dicasi per la claustrofobia, paura irrazionale degli spazi/luoghi chiusi, o l’ereutofobia, la paura ossessiva e irrazionale di arrossire. Siamo quindi nel campo dell’irrazionale.
Viceversa, la paura è un’emozione primaria che ha come obiettivo la sopravvivenza, ce l’hanno gli umani e gli animali. Tale emozione si può apprendere; ad esempio, se passeggiando in un parco vengo morso da un cane che passa e sfugge al guinzaglio del padrone, ogni volta che mi imbatterò in un cane potrò avere paura, la mia attenzione aumenterà e cercherò di girarci alla larga. Quindi avere paura è un qualcosa di molto razionale e, sottolineo, funzionale all’esistenza, conseguente di un qualcosa di oggettivo.
Ora, facendo riferimento solo all’Isis, Le Monde ha recensito 83 attentati ed esecuzioni di ostaggi commessi dall’organizzazione e dalle sue diverse “filiali” in tutto il mondo dal giugno 2014, data di proclamazione del “califfato” da parte dell’Is.
Al di là delle operazioni militari convenzionali contro eserciti in guerra e delle esecuzioni punitive o etniche in Iraq e Siria, l’Is e i gruppi affiliati hanno provocato la morte di oltre 1.600 persone nel mondo, se si sommano gli attentati commessi al di fuori del suo territorio e le esecuzioni di ostaggi, perlopiù avvenute nel deserto tra la Siria e l’Iraq.
Dopo l'11 settembre 2001, l'Europa è stata colpita più volte da sanguinosi attentati terroristici, tutti di matrice islamica. Ecco in breve l'elenco dei più significativi.
11 marzo 2004. Una decina di bombe vengono posizionate nelle stazioni ferroviarie di Atocha, El Pozo e Santa Eugenia intorno a Madrid. Perdono la vita 191 persone.
7 luglio 2005. I trasporti pubblici di Londra sono sotto attacco: quattro kamikaze si fanno esplodere nell'ora di punta in tre diverse stazioni e su un autobus a due piani. Il bilancio è di 56 morti e 700 feriti. L'attentato è rivendicato da Al Qaida.
2 novembre 2011. Gli uffici della redazione di Charlie Hebdo a Parigi sono distrutti da una bomba molotov dopo la pubblicazione di una vignetta satirica sul profeta Maometto, nessun ferito.
11-19 marzo 2012. Un uomo armato che afferma di avere legami con Al Qaida uccide tre studenti ebrei, un rabbino e tre militari a Tolosa, nel sud della Francia.
22 maggio 2013. Due estremisti di Al Qaeda uccidono a colpi di machete un soldato di 24 anni reduce dell’Afghanistan a Londra.

24 maggio 2014. Quattro persone vengono uccise al museo ebraico di Bruxelles per mano di un uomo armato di kalashnikov legato al gruppo terroristico dello Stato islamico in Siria.
7 gennaio 2015. Alcuni uomini armati aprono il fuoco nella redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo a Parigi, “colpevole” di aver pubblicato una vignetta che ridicolizzava Maometto. Dodici persone perdono la vita e dieci restano ferite.
9 gennaio 2015. Un complice degli attentatori nella redazione di Charlie Hebdo spara in un supermercato kosher a Dammartin-en-Gole. Muoiono quattro perone e nel blitz della polizia, alcune ore dopo, lo stesso aggressore.
13 novembre 2015. Parigi viene colpita da una serie di attacchi senza precedenti. I terroristi si fanno esplodere in sei diverse zone della città, tra cui la sala concerti del Bataclan in cui si registra il più alto numero di vittime. Il bilancio finale sarà di 129 morti e 350 feriti. Il giorno successivo l'Isis rivendica l'attacco.
22 marzo 2016. Bruxxelles, all’aeroporto e alla fermata della metropolitana terroristi islamici si fanno esplodere. Bilancio 32 morti.
14 luglio. Nizza, un camion guidato da un terrorista islamica fa 84 morti.
Eh no cari miei, io non soffro di nessuna fobia, io semplicemente, tengo alla mia sopravvivenza e ho paura dell’islam perché l’islam ammazza semplicemente perché considera gli altri infedeli e quindi diversi, pertanto guardo con sospetto la moschea accanto a casa mia, non mi sento sicuro quando attraverso quartieri a maggioranza islamica, mi guardo intorno alla ricerca di uomini con caratteri mediorientali quando sono in aeroporto, non vado in paesi arabi a rischio, ecc. ecc.
No care le mie “cicale benpensanti” come le chiamava Oriana, non sono io a soffrire di una sindrome irrazionale nei confronti dell’islam, è l’islam attraverso i suoi fedeli e seguaci che mette bombe, ammazza, mira a conquistare il mondo (perché così c’è scritto nel corano) con le buone o con le cattive. Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani ed io non ho le possibilità reali di poter discriminare tra chi vuole ammazzarmi e chi no. Ergo, per una questione di sopravvivenza, empiricamente sono portato a fare di tutta l’erba un fascio; spetta ai musulmani non violenti mettere a tacere, eliminare o che dir si voglia i musulmani violenti, e fintanto che questo non accadrà, fino a quando l’islam non sarà diventata una religione “normale” io mi avvalgo della facoltà di avere paura ed auspico, aimè spesso invano, che sia fatto tutto il possibile affinchè i seguaci di tale religione siano messi in condizione di non nuocere.




Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Wednesday 20 July 2016 - 10:52:01
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“SIAMO AL DISASTRO PERCHÉ CI SIAMO ILLUSI DI INTEGRARE L'ISLAM”
Il politologo Giovanni Sartori sul politicamente corretto: “La sinistra non ha il coraggio di affrontare il problema”. Giovanni Sartori, fiorentino, 91 anni (quasi 92), considerato fra i massimi esperti di scienza politica a livello internazionale, da anni è attento osservatore dei temi-chiave di oggi: immigrazione, Islam, Europa. Professore su queste parole si gioca il nostro futuro. «Su queste parole si dicono molte sciocchezze». Su queste parole, in Francia, intellettuali di sinistra ora cominciano a parlare come la destra. Dicono che il multiculturalismo è fallito, che i flussi migratori dai Paesi musulmani sono insostenibili, che l'Islam non può integrarsi con l'Europa democratica… «Sono cose che dico da decenni».

Anche lei parla come la destra? «Non mi importa nulla di destra e sinistra, a me importa il buonsenso. Io parlo per esperienza delle cose, perché studio questi argomenti da tanti anni, perché provo a capire i meccanismi politici, etici e economici che regolano i rapporti tra Islam e Europa, per proporre soluzioni al disastro in cui ci siamo cacciati».

Quale disastro? «Illudersi che si possa integrare pacificamente un'ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica. Su questo equivoco si è scatenata la guerra in cui siamo».


Perché? «Perché l'Islam che negli ultimi venti trent’anni si è risvegliato in forma acuta - infiammato, pronto a farsi esplodere e assistito da nuove tecnologie sempre più pericolose - è un Islam incapace di evolversi. È un monoteismo teocratico fermo al nostro Medioevo. Ed è un Islam incompatibile con il monoteismo occidentale. Per molto tempo, dalla battaglia di Vienna in poi, queste due realtà si sono ignorate. Ora si scontrano di nuovo».

Perché non possono convivere? «Perché le società libere, come l'Occidente, sono fondate sulla democrazia, cioè sulla sovranità popolare. L'Islam invece si fonda sulla sovranità di Allah. E se i musulmani pretendono di applicare tale principio nei Paesi occidentali il conflitto è inevitabile»
.

Sta dicendo che l'integrazione per l'islamico è impossibile? «Sto dicendo che dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l'integrazione di islamici all'interno di società non-islamiche sia riuscita. Pensi all'India o all'Indonesia».

Quindi se nei loro Paesi i musulmani vivono sotto la sovranità di Allah va tutto bene, se invece…«…se invece l'immigrato arriva da noi e continua ad accettare tale principio e a rifiutare i nostri valori etico-politici significa che non potrà mai integrarsi. Infatti in Inghilterra e Francia ci ritroviamo una terza generazione di giovani islamici più fanatici e incattiviti che mai».

Ma il multiculturalismo… «Cos'è il multiculturalismo? Cosa significa? Il multiculturalismo non esiste. La sinistra che brandisce la parola multiculturalismo non sa cosa sia l'Islam, fa discorsi da ignoranti. Ci pensi. I cinesi continuano a essere cinesi anche dopo duemila anni, e convivono tranquillamente con le loro tradizioni e usanze nelle nostre città. Così gli ebrei. Ma i musulmani no. Nel privato possono e devono continuare a professare la propria religione, ma politicamente devono accettare la nostra regola della sovranità popolare, altrimenti devono andarsene».

Se la sente un benpensante di sinistra le dà dello xenofobo. «La sinistra è vergognosa. Non ha il coraggio di affrontare il problema. Ha perso la sua ideologia e per fare la sua bella figura progressista si aggrappa alla causa deleteria delle porte aperte a tutti. La solidarietà va bene. Ma non basta».

Cosa serve? «Regole. L'immigrazione verso l'Europa ha numeri insostenibili. Chi entra, chiunque sia, deve avere un visto, documenti regolari, un'identità certa. I clandestini, come persone che vivono in un Paese illegalmente, devono essere espulsi. E chi rimane non può avere diritto di voto, altrimenti i musulmani fondano un partito politico e con i loro tassi di natalità micidiali fra 30 anni hanno la maggioranza assoluta. E noi ci troviamo a vivere sotto la legge di Allah. Ho vissuto trent'anni negli Usa. Avevo tutti i diritti, non quello di voto. E stavo benissimo».

E gli sbarchi massicci di immigrati sulle nostre coste? «Ogni emergenza ha diversi stadi di crisi. Ora siamo all'ultimo, lo stadio della guerra
- noi siamo gli aggrediti, sia chiaro - e in guerra ci si difende con tutte le armi a disposizione, dai droni ai siluramenti».

Cosa sta dicendo? «Sto dicendo che nello stadio di guerra non si rispettano le acque territoriali. Si mandano gli aerei verso le coste libiche e si affondano i barconi prima che partano. Ovviamente senza la gente sopra. È l'unico deterrente all'assalto all'Europa. Due-tre affondamenti e rinunceranno. Così se vogliono entrare in Europa saranno costretti a cercare altre vie ordinarie, più controllabili».

Se la sente uno di quegli intellettuali per i quali la colpa è sempre dell'Occidente… «Intellettuali stupidi e autolesionisti. Lo so anch'io che l'Inquisizione è stata un orrore. Ma quella fase di fanatismo l'Occidente l'ha superata da secoli. L'Islam no. L'Islam non ha capacità di evoluzione. È, e sarà sempre, ciò che era dieci secoli fa. È un mondo immobile, che non è mai entrato nella società industriale. Neppure i Paesi più ricchi, come l'Arabia Saudita. Hanno il petrolio e tantissimi soldi, ma non fabbricano nulla, acquistano da fuori qualsiasi prodotto finito. Il simbolo della loro civiltà, infatti, non è l'industria, ma il mercato, il suq».

Si dice che il contatto tra civiltà diverse sia un arricchimento per entrambe. «Se c'è rispetto reciproco e la volontà di convivere sì. Altrimenti non è un arricchimento, è una guerra. Guerra dove l'arma più potente è quella demografica, tutta a loro favore».

E l'Europa cosa fa? «L'Europa non esiste. Non si è mai visto un edificio politico più stupido di questa Europa. È un mostro. Non è neppure in grado di fermare l'immigrazione di persone che lavorano al 10 per cento del costo della manodopera europea, devastando l'economia continentale. Non è questa la mia Europa».

Qual è la sua Europa? «Un'Europa confederale, composta solo dai primi sei/sette stati membri, il cui presidente dev'essere anche capo della Banca europea così da avere sia il potere politico sia quello economico-finanziario, e una sola Suprema corte come negli Usa. L'Europa di Bruxelles con 28 Paesi e 28 lingue diverse è un'entità morta. Un'Europa che vuole estendersi fino all'Ucraina… Ridicolo. Non sa neanche difenderci dal fanatismo islamico». Come finirà con l'Islam? «Quando si arriva all'uomo-bomba, al martire per la fede che si fa esplodere in mezzo ai civili significa che lo scontro è arrivato all’entità massima.”

I concetti espressi da Sartori li stiamo da anni esprimendo su questo sito, concetti già chiaramente espressi da Oriana Fallaci. Fa comunque piacere sentirli ribaditi da Sartori.

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Monday 18 July 2016 - 22:51:04
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Cosa altro dire?
Si lo so, forse vi aspettavate un commento sull'ennesima strage ad opera di un islamico. Non è arrivato subito perchè ho la nausea, e cosa volete che dica? Basterebbe prendere quanto scritto in altre circostanze e siamo punto e a capo. Ecco, qui sta il problema; ogni volta si piange, ci si indigna, si fanno marce e fiaccolate e poi siamo punto e a capo. Il mondo occidentale è fiacco e, specie in Europa, totalmente disabituato a considerare il ricorso alla forza legittima. La melassa ideologica di buonismo, imbelle pacifismo, terzomondismo, odio occidentale di sé e rifiuto delle radici giudaico-cristiane ci ha instupidito. Ci vorrebbe un colpo di reni, di fermezza, di orgoglio e di dignità, appello inutilmente fatto da Oriana quando era in vita. E oggi come allora, restiamo fermi e inermi. Quanto accaduto a Nizza non è la prima volta e non sarà l'ultima si dice. Pragmatismo? Forse, a me sa tanto di rassegnazione. Continua invece la politica suicida e ostinatamente ideologica per cui l’Islam non c’entra nulla: la colpa allora di chi è? Ah sì, del disagio delle periferie, della drammaticità dell’emigrazione, della mancata integrazione, della nostra incapacità a farli sentire accolti, integrati. Da voltastomaco! Si può fare qualcosa? Certo, per esempio imparando da Israele, abituato a vivere in queste condizioni da decenni, come davvero ci si difende dal terrorismo; espellendo chi solo dice una frase di troppo a favore dell'integralismo, svuotando i quartieri a maggioranza islamica, chiudendo le frontiere a tutti gli immigrati di fede islamica, chiudendo tutte le moschee e non aprendone di altre fino a quando questa religione sarà diventata "normale", come le altre, escludendo senza se e senza ma la Turchia dall'Europa (pazzesco eh, la Gran Bretagna se ne va e noi faremo entrare la Turchia) e smettendo di fare affari con gli stati canaglia pieni di dollari e petrolio, ma tutto ciò è troppo politicamente scorretto e non sta bene, non si può fare, noi abbiamo i valori, la democrazia, la libertà, il rispetto, e bla bla bla. D'accordo, allora andiamo avanti a farci ammazzare così e smettiamola di lamentarci.

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Monday 09 May 2016 - 19:06:14
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Israele: brevi appunti di viaggio
A sentire parlare di Israele dai media si rischia di avere l’impressione di un paese in costante lotta, dove vivere è molto difficile, andarvi una sfida alla buona sorte con annessa voglia di cacciarsi nei guai a tutti i costi. Questa è stata esattamente la reazione di quelli a cui dissi che sarei andato in Israele; i più benevoli mi diedero del coraggioso, i meno benevoli del pazzo. Ebbene, dopo un po’ di giorni di permanenza in Israele posso dire che il sentire comune a riguardo si nutre di stereotipi e pregiudizi conditi da una colossale dose di ignoranza.
Tel Aviv è una città splendida, moderna, pur conservando una miriade di elementi che ricordano il passato, godereccia, piena di vita, una città che non dorme mai. Alle sette del mattino trovi gente sul lungo mare che va in bici, fa joggin, passeggia, legge il giornale sulle panchine. Inoltrandosi poi nei vari quartieri, Sarona è uno di questi che cito come esempio, ci si trova locali di ogni tipo: ristoranti, negozi, pub, gelaterie, e gente di ogni tipo, dai giovani ai più anziani, dai turisti ai soldati e soldatesse che appaiono quasi spensierati pur portando a tracollo il mitra, e tutti accumunati dalla gioia di vivere. Parlano, ridono, scherzano, mangiano, bevono, fanno la spesa, leggono, come si fa in una qualsiasi città europea. Camminando per le vie non ho mai avvertito tra la gente il benché minimo segno di paura ed io stesso non ho mai sentito la necessità di guardarmi alle spalle o di tenere la mano sul portafogli, sensazione che mi capita ogni volta che vado a Milano.
Ma Israele non è solo gioia di vivere, è anche coesistere con chi vuole distruggerti. Il viaggio mi ha portato a Ashkelon, cittadina a undici km da Gaza. Lì c’è l’Ospedale Barzilai dove ho parlato con il vicedirettore laureatosi a Bologna e quindi grato all’Italia per quanto gli ha dato. Ha snocciolato una serie di dati impressionanti, ovvero il numeri dei missili che ogni anno piovono sulla città minacciando anche l’ospedale; si va da un minimo di 300 circa a oltre 3.000 nell’anno in cui Hamas vinse le elezioni a Gaza. Lungo i corridoi, a fare da ornamento e a esorcizzare la cosa, ho visto resti di missili accartocciati e piovuti in un passato recente sulla cittadina. Eppure in quell’ospedale si curano tutti senza fare distinzioni, ebrei, cristiani, musulmani, anche pazienti provenienti da Gaza. Lì lavorano una quindicina di medici “palestinesi” con l’obiettivo, una volta formatisi, di ritornare a Gaza. Il vicedirettore abita a 500 metri in linea d’aria da Gaza, in un Moshav di circa duecento famiglie. Ci sono stato. Per entrare bisogna superare un check point dell’esercito; una volta nell’area sono stato accolto dalla responsabile del Moshav che mi ha mostrato la barriera difensiva che li separa da Gaza; a poche centinaia di metri, sotto dei cespugli stava l’ultimo tunnel scavato dai terroristi per penetrare in territorio israeliano con l’obiettivo o di uccidere qualche abitante o di rapire qualche soldato come già avvenuto in passato. Ho incontrato una pattuglia di soldati e parlato con loro; mediamente hanno vent’anni e sono fieri di servire il loro paese. Nessuno si lamenta, nessuno crede che passare tre anni sotto l’esercito sia tempo perso o sprecato, è un dovere farlo, punto. Girando all’interno del Moshav (una specie di cooperativa agricola per intenderci), si notano tre cose: ogni casa ha un rifugio antimissile; alla fermata dell’autobus che passa a prendere i bambini per portarli a scuola c’è un rifugio antimissile; accanto all’area giochi dei bambini, c’è un rifugio antimissile. Tutti, grandi e piccoli, sanno che al suono della sirena hanno tra gli 11 e i 15 secondi per mettersi al riparo. Alla mia domanda: ”Ma come fate a vivere così?” la risposta è stata: ”Ma questo è solo il 5% della nostra vita, per il restante 95% mangiamo, lavoriamo, dormiamo, ci divertiamo, facciamo l’amore, in una parola viviamo esattamente come voi.”
Molto interessante anche l’incontro con il tenete colonnello dell’Unità Cogat (Coordinamento attività di governo nei territori). Questa unità si occupa di tutti quei progetti che possono essere portati avanti e utili ai cittadini di Gaza, perché una distinzione fondamentale che fanno sempre è quella tra Hamas che è un gruppo di terroristi e gli abitanti di Gaza, ovvero i civili. Il Cogat pensa che se aiutano gli abitanti di Gaza a stare un po’ meglio, questi saranno meno propensi ad compiere atti terroristici contro Israele. Una posizione di buon senso, ma forse più una speranza che un dato concreto. Per questo motivo, Israele fornisce circa il 50% del fabbisogno di acqua a Gaza e oltre il 30% di energia elettrice, nonostante Hamas da un anno e mezzo non paghi la bolletta (alla faccia degli aiuti internazionali che dovrebbero servire a questo).
Ad Akko invece, ho incontrato Jonathan, un giovane arabo cristiano di origine libanese, rifugiato politico in Israele con la famiglia quando lui aveva 9 anni, ora ne ha 25. Oggi è portavoce dei diritti LGBT dei cristiani arabi. Mi ha raccontato la sua storia, la fuga dal Libano al termine della guerra civile, la sua venuta in Israele, paese a cui è grato per averlo accolto. Israele è l’unico paese del Medio oriente dove un gay può vivere tranquillamente, far parte di un’associazione, battersi per i diritti di quei gay di origine araba che hanno paura a mostrarsi. Nell’islam, infatti, non c’è posto per un gay o una lesbica, si rischia la condanna a morte o la morte civile. Ad Akko, cittadina israeliana in cui la popolazione è al 90% araba e musulmana, lui fa questo: dare aiuto e sostegno ai gay arabi e musulmani.
Salire sulle alture del Golan e sul monte Bental in particolare, ti fa capire il legame stretto che c’è tra la sicurezza di un paese e la geografia. Da lì si domina tutta la valle sottostante, ovvero Israele. Lasciare il Golan rappresenterebbe per Israele un grave pericolo; già in passato nella guerra del ’67 la Siria l’attaccò da quelle alture, ora che la situazione in Siria è difficile e complessa e che una parte del suo territorio è controllato dall’Isis, tenere quelle alture è ancora più strategico.
A Gerusalemme ho incontrato Gilad Segal di NGO Monitor, la più importante organizzazione israeliana che si occupa di Bds (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni). E’ incredibile come un fiume di denaro proveniente anche dall’Europa finisca nelle mani di molte NGO che li usano per discriminare Israele, l’unica democrazia dell’intera zona Mediorientale.
Gerusalemme ha sempre un fascino particolare; camminare nella città vecchia è come attraversare millenni di storia e c’è da stupirsi come convivano arabi, cristiani, ebrei, armeni, forse perché ci pensa Israele a mantenere sotto controllo la situazione. Non dimentichiamo che lo statuto di Hamas prevede come obiettivo politico/religioso la distruzione di Israele e la cacciata degli ebrei, ma c’è da credere che se lì comandassero loro sarebbero in grave difficoltà anche le altre comunità non musulmane. Per fare la pace bisogna essere sempre in due a volerlo, se uno dei due persegue la distruzione dell’altro, la pace sarà impossibile.
Israele non è un paese monolitico. Al suo interno troviamo di tutto: ci sono gli ortodossi, gli ultra ortodossi (una parte di loro pensa che lo stato di Israele non dovrebbe esistere perché questo impedisce la venuta del Messia), i tradizionalisti, i nazionalisti, gli arabi israeliani e i laici. Metterli d’accordo tutti è impossibile, ma Israele rimane l’unica vera democrazia della zona pur con i limiti e le contraddizioni che una democrazia inevitabilmente mostra.
Quello che mi porto via da questo viaggio è la sensazione di un paese che non chiede altro che di poter vivere in pace, e che pur trovandosi costantemente minacciato a nord dalla Siria o da ciò che ne rimane (non scordiamoci l’Isisi) e dagli Hezbollah libanesi, (il partito di Dio) il gruppo terroristico sciita finanziato dall’Iran, a est dai palestinesi della Cisgiordania, a sud da Hamas nella striscia di Gaza, non vuole rassegnarsi e vuole vivere, vivere, vivere, semplicemente questo. Consiglio: l’unico modo per capire che cosa sia davvero Israele è andarci.


Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Wednesday 13 April 2016 - 22:21:25
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I pensieri di Ida Magli su Europa, Islam, Immigrazione
Magli è deceduta ieri, domenica 21 febbraio, nella sua casa di Roma. Rinnegata femminista, polemista antieuropeista, convinta antislamista, Magli “viveva con un pugno di riso”, ha ricordato Guerri sul Giornale. Diplomata in pianoforte al conservatorio di Santa Cecilia, l’antropologa ha vissuto in una continua “fuga bachiana”. Docente universitaria, abbandona l’insegnamento perché contraria all’esclusività femminile di questo impiego. Firma delle pagine dell’Espresso e di Repubblica, lascia i “giornali della intellighentia pur non avendo alternative, senza essersi assicurata altre collaborazioni, per protesta contro la mancata pubblicazione di alcuni articoli”, sempre secondo Guerri. Magli quindi approda al Giornale anche se “mal sopportava che le si appiccicasse l’etichetta di destrorsa, pur sapendo di vivere in una gigantesca fabbrica di etichette”.

Dunque Islam, Europa e immigrazione. La parola a Ida Magli.


ISLAM

“Dobbiamo limitare l’ingresso in Italia ai musulmani, oppure l’Italia sarà perduta. Dobbiamo difendere la nostra libertà di pensiero, le conquiste delle donne, dobbiamo ricordare la fatica che abbiamo fatto per difendere i nostri diritti: ma come, abbiamo appena cominciato ad emanciparci dai nostri veli, dalle nostre velette, e ammettiamo che si torni indietro di secoli”, scriveva Magli nel 2006, tra le pagine di Gesù di Nazaret. “L’unica vera battaglia in atto nel mondo è quella dei credenti musulmani nei confronti di tutte le altre società, battaglia ovunque vittoriosa perché i popoli aggrediti o si sottomettono o scappano. L’islamismo è conquista” perché, secondo Magli, “il cosiddetto dialogo interreligioso è un fatto da tavolino, di spirito tipicamente occidentale” che quindi non può cambiare il modo di vivere musulmano “regolato dai precetti dettati dal Corano, che impregneranno l’ambiente europeo”.

E da qui l’angoscia nata ben prima dei fatti di Parigi: “Per quanto tranquille possano essere oggi le comunità musulmane esistenti in Francia (così come in Spagna, in Italia, in Germania), verrà il momento in cui, mano a mano che le presenze musulmane diventeranno non soltanto molto numerose, ma consapevoli del loro essere vincenti, l’Occidente sarà costretto a risvegliarsi dalla sua stupida neghittosità e si accorgerà, ma sarà troppo tardi, di trovarsi sotto il piede islamico”.

“L’Italia è perduta. L’Europa, con tutta la sua storia, la sua cultura, il suo pensiero, i suoi poeti, i suoi scrittori, la sua arte, la sua musica, i suoi figli, è perduta. Sono perdute – scriveva Magli nel saggio Contro l’Europa, pubblicato 17 anni fa – perché questa era la meta che si erano prefissi coloro che hanno progettato l’Unione europea. Distruggere l’Occidente affinché si realizzasse sulla nostra terra lo scontro e la vittoria (vittoria sicurissima) dell’Oriente musulmano contro l’America”. Ma l’antropologa era inquietata non solo dalla questione islam-Europa, e da quella “intrinseca necessità di conquista che sottende il musulmanesimo”; il rapporto Italia-Unione Europa era, forse, ancor più grave.

EUROPA

“Aprirai un conto corrente. È questo l’undicesimo comandamento; non avrai altro Dio all’infuori di me… Andrai nella tua banca ogni mattina, che è la tua chiesa, e quei pochi soldini li verserai lì, così che il governo possa controllare se davvero li adoperi soltanto per mangiare”, si legge su Dopo l’Occidente, pubblicato 2012, ma l’antropologa iniziò la sua battaglia contro l’Unione Europea quasi 10 anni prima, “all’inizio degli anni Novanta, battendosi quasi da sola, mentre tutti la sbeffeggiavano per questo, prima di cominciare a rendersi conto delle sue molte ragioni”, ricorda Guerri.

“La moneta unica è fallita perché non poteva non fallire in quanto strumento di un’Europa che non esiste e che non può esistere – scriveva Magli su Italianiliberi.it – L’Ue non è uno Stato, il parlamento europeo è un finto parlamento in quanto rappresenta uno Stato che non esiste e difatti non legifera se non marginalmente. Le decisioni, come è noto, le prende la Banca Centrale europea, il Consiglio o, a piacere, la Merkel insieme a Hollande. Tutto è “finzione” di ciò che è stato costruito sotto il nome di Unione europea, ma la finzione era indispensabile, sia perché unificare politicamente le nazioni più progredite del pianeta era (e rimane) un’idea assurda, sia per soddisfare i politici dei vari Stati i quali possiedono così una miriade di poltrone, di stipendi, di benefici e il gusto della grandeur: Alto Rappresentante, ecc. ecc., non vi fa ridere?”. Ma a chi si chiede se Magli credesse davvero possibile l’uscita dall’euro, lei, oggi, risponderebbe così: “Non c’è nessuna speranza di poter abbandonare l’euro o uscire dall’Europa perché, appunto, ai politici non conviene, non intendono farlo, e hanno anche paura dei poteri massonici di Bruxelles. Non mi sembra che dica esplicitamente di uscire dall’Europa neanche la Lega e comunque non avrebbe la maggioranza per poterlo ottenere. Dei referendum proposti da Grillo è inutile parlare: sono promesse al vento e per giunta in malafede. Non mi sembra che abbiano cambiato la Costituzione che lo vieta in materia di politica estera e fiscale, quindi il referendum non si può fare”.

IMMIGRAZIONE

I pensieri di Magli sull’immigrazione erano altrettanto duri. Come si legge nelle le pagine di Dopo l’Occidente “il politicamente corretto costituisce la forma più radicale di lavaggio del cervello che i governanti abbiano mai imposto ai propri sudditi”. Nel 2008 Ida Magli affermava: “I «confini» esistono e sono sempre esistiti, in ogni tempo e in ogni luogo, perché delimitano la sacralità dello spazio nel quale vive un determinato gruppo di uomini. Chi non sa che si deve mettere i piedi in un solco d’acqua per attraversare il confine di alcuni stati? L’acqua segnala appunto la necessità di una purificazione per entrare nel territorio altrui. Ma anche il «tappetino» davanti alla porta di casa segnala, sotto la debole razionalizzazione del pulirsi le scarpe, la sacralità del nostro territorio”. E sulla crescita del numero degli sbarchi e quindi del numero di immigrati in Italia, scrive: “La presenza sempre più massiccia di tanti popoli stranieri, portatori di ‘distanze’ , di ‘toni di voce’, di mimiche molto differenti da quelle italiane e percepite da ognuno nei significati della rispettiva lingua come ‘aggressive’, ‘offensive’, ‘sprezzanti’, ‘pericolose’, ‘fredde’, ‘prive di rispetto’ eccetera, ha contribuito, nella forma più silenziosa e nascosta, al dubbio, all’incertezza, allo sgretolarsi della fiducia in se stessi, e nella propria civiltà da parte dei cittadini europei”.

Eppure, per l’antropologa, un motivo di speranza c’era: “Questa è la grandezza degli italiani: aver continuato a pensare sempre, a creare sempre, perché soltanto l’intelligenza sa di essere libera, quali che siano le coercizioni esteriori. Sa che la grandezza dell’Uomo è nel pensiero, e sa che c’è sempre almeno un altro uomo che lo afferra e lo trasmette”.


Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Saturday 21 November 2015 - 10:09:42
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Non amo la Costituzione Italiana
Non amo la Costituzione Italiana. Mi scuso. Lo so è grave. Una persona perbene, chiunque aspiri ad appartenere alla società civile deve amare la costituzione . Io faccio parte di quella incivile, e non c’è niente da fare.
La costituzione italiana è stata scritta da post fascisti e aspiranti comunisti. Non è un’ingiuria: è una realtà cronologica. L’Italia era appena uscita da 20 anni di fascismo: un architetto che viva per venti anni in un luogo dove i grattacieli siano vietati, i grattacieli non li sa fare. E poi c’erano quelli che volevano consegnarci all’URSS. Quindi diamoci una calmata sulla bellezza della costituzione italiana, che ci ha regalato decenni di ingovernabilità assoluta e tassi di corruzione da paralisi: gli alberi si giudicano dai frutti.
La frase: la costituzione italiana è bellissima anche se lo stato italiano fondato su quella costituzione non funziona, è una frase che contiene una contraddizione plateale.
L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro è una frase di un’idiozia sconvolgente. Da quando abbiamo smesso di essere cacciatori/raccoglitori, tutte le società umane sono fondate sul lavoro. Era fondata sul lavoro la Russia di Ivan il Terribile, l’Unione Sovietica di Stalin e ovviamente in Terzo Reich del camerata Hitler che sulla raccomandazione al lavoro aveva anche istituito appositi campi.
Una nazione decente, una nazione per cui valga la pena di combattere e morire, deve essere basata sui diritti inalienabili del cittadino. La nostra costituzione non li menziona e non li protegge.
Il diritto ad avere una terra, che nessuno possa invadere.
Il diritto ad avere una casa e il dovere di proteggere quella casa e coloro che vi stanno dormendo. L’uomo che ha ucciso chi si è introdotto nella sua casa il malfattore che vi si era introdotto con due complici, aveva il dovere di sparare, non il diritto, il dovere. In quella casa dormivano sua moglie, suo figlio e sua nuora Se lui non avesse sparato si sarebbe reso corresponsabile di tutte le violenze che i tre avessero commesso contro i suoi familiari.
Il diritto inalienabile alla giustizia. Il diritto inalienabile che la mia vita e i miei beni non siano all’arbitrio assoluto del magistrato di turno, che può annientare la mia esistenza, ridurmi sul lastrico, condannarmi ad anni di carcere in prigioni che la presenza dei stranieri rende particolarmente invivibili, senza rispondere mai di nulla.
Voglio una costituzione che riconosca la mia dignità di cittadino.

Silvana De Mari

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Friday 11 September 2015 - 15:45:41
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Muticulturalismo
Il multiculturalismo è il contrario dell’integrazione. Nell’integrazione le persone immigrate si adeguano e si integrano alla cultura che li accoglie, che verrà modificata nella sue parti più esterne, diventando più variopinta, ma non deve essere toccata nella sua struttura. Nel multiculturalismo culture diverse stanno una di fianco all’altra senza possibile integrazione, ognuna rinchiusa nel suo rancore e nel suo vittimismo, senza integrazione. Dove non c’è integrazione il fenomeno non è migratorio, ma si tratta di un’invasione. Il popolo di accoglienza sta perdendo la sua cultura.
La cultura dell’Europa è la cultura:
1- la cultura che afferma la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, senza nessuna possibile accezione e deroga.
2- la cultura che afferma la parità giuridica tra uomo e donna, dove quindi sia impensabile che il diritto di famiglia delle famiglie musulmane sia giudicato in maniera differente da quelle non musulmane, come sta attualmente avvenendo nella multiculturale Gran Bretagna dove il diritto di famiglia delle famiglie islamiche è giudicato da tribunali di famiglia islamici, secondo la sharia e non secondo la legge inglese. Dobbiamo creare un’Europa dove sia impensabile che ginecologi maschi non possano seguire partorienti, cose sta normalmente succedendo nelle multiculturali Francia, Svezia e Gran Bretagna e nel multiculturale Belgio. Dobbiamo creare un’Europa dove sia impensabile che siano equiparate alle scuole pubbliche scuole private dove si insegna l’inferiorità biologica ed etica della donna rispetto all’uomo, come normalmente avviene nelle multiculturali Gran Bretagna, Belgio e Norvegia. Dobbiamo creare un’Europa dove sia impensabile che donne non islamiche siano costrette a indossare il velo islamico quando entrano nei quartieri islamici, come le poliziotte inglesi, alle quali già da due anni è stato assegnato il velo islamico d’ordinanza. Dobbiamo creare un’Europa dove non sia pensabile che donne non islamiche, come le addette alla sorveglianza e al salvataggio di piscine pubbliche, statali o comunali, le bagnine, siano costrette a indossare indumenti che le coprano interamente, inclusa la testa, il cosiddetto burkini, nelle ore in cui la piscina è di utenza islamica.
3- la cultura che afferma la parità di dignità indipendentemente dalla religione, e che sia quindi impensabile che alcuni siano ritenuti inferiori da altri, infedeli, e quindi privi del rispetto, e che l’autorizzazione alla mancanza di rispetto venga insegnata non solo in scuole coraniche, ma addirittura in scuole di centri islamici parificate , come avviene attualmente nella scuole islamiche in Gran Bretagna, Belgio e Norvegia, dove vengono usati libri di testo che sanciscono l’inferiorità e la malvagità del popolo ebraico e di tutti i suoi appartenenti. Queste scuole sono in tutto e per tutto parificate alle scuole statali.
4- la cultura che afferma l’integrità della persona umana, e che vieti qualsiasi mutilazione. Dove quindi sia espressamente vietato che in scuole private islamiche parificate venga insegnato il taglio della mano e del piede ai ladri, con libri di testo editi in Arabia Saudita come sta attualmente accadendo in Gran Bretagna e Belgio.
5 La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che garantisca il diritto della adultere a non essere lapidate. Sapete anche io ho ritenuto per anni, era questa la vulgata corrente, che la convivenza fosse possibile, anzi auspicabile, che multiculturalismo fosse una bella parola. Ricordo qualche anno fa, alla televisione della Svizzera Francese un signore distinto che parlava un francese impeccabile, Hari Ramadan, fratello del più noto Taric, spiegare che la lapidazione dell’adultera è una necessità, una necessità dolorosa, certo, una pratica penosa, certo, ma indispensabile. I commentatori svizzeri annuivano gravemente. Mi sono resa conto che il distinto signore con il suo impeccabile francese parlava anche di me. Prima di sposarmi io e il amato marito, abbiamo fatto qualche birichinata: i rapporti prematrimoniali sono adulterio, e restano adulterio anche se poi ci siamo sposati. Quindi anche io rientro nel numero delle adultere. Il distinto signore spiegava come sia giusta la mia morte e i due idioti annuivano. Bene signori, la mia spassionata opinione è che chiunque trovi corretta la mia esecuzione è un maledetto e ridicolo cialtrone e come tale vada trattato. Voi siete disposti a tollerare la mia lapidazione? No? E allora anche voi siete contrari al multiculturalismo.
Alziamoci in piedi e gridiamolo. Gridiamolo insieme agli intellettuali islamici, quelli veri Salman Rushdie, Hirsi Ali, Chahdortt Djavann, Souad Sbai: sono tutte persone che girano con la scorta e rischiano la vita e ci informano come il delirio multiculturalista stia condannando a morte i dissidenti dell’islam e la loro speranza di vivere liberi.
La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che garantisce il diritto di una donna di scegliere il proprio sposo e dato che la scelta è una capacità adulta, la sposa deve essere una donna e non una bambina. La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che vieta lo stupro. Stupro è anche l’introduzione del pene di un uomo nella vagina di una donna o, peggio, di una ragazzina o di una bambina con il consenso dei genitori di lei, dell’iman, della cognata, dei cugini, dei fratelli, of course, ma non della proprietaria della vagina. Quando la proprietaria della vagina non è contenta, non consenziente, si chiama stupro. La cultura europea cui TUTTI coloro che hanno l’onore di mettere i piedi su questo continente devono uniformarsi, altrimenti sono invasori e non immigrati, afferma che si sposino donne, e non bambine, e che siano consenzienti. Non deve succedere come normalmente succede su suolo italiano che una quattordicenne nata in Italia, dopo l’esame di terza media sia data in sposa a un cugino pachistano mai visto prima. Non deve succedere, come sta succedendo nella multiculturale Gran Bretagna che centinaia di bambine di 8 anni siano già spose, e vadano a scuola con la divisa scolastica, gonna scozzese, camicia bianca e velo, che copre lo scempio di una deflorazione oscena e ignobile.
La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che garantisce il diritto di seguire la propria fede e dichiarare le proprie idee senza essere minacciati di morte, diritto negato a tale signor Ratzinger, by the way il capo della cristianità cattolica, condannato a morte da ben più di una fatwa dopo il discorso di Ratisbona. Quel discorso è stato pagato lacrime e sangue. E l’infinita schiera degli aspiranti servi, il termine corretto è dhimmi, lo ha definito provocatorio. Stupidamente provocatorio. Follemente provocatorio. In quale parte della Dichiarazione dei Diritti dell’’Uomo è scritto che è buona cosa limitare la libertà di parola per non offendere la suscettibilità altrui? Da quando la suscettibilità è un diritto umano? A proposito del discorso di Ratisbona, amati colleghi, voi ricordate che l’intellettuale francese Robert Redeker per un unico articolo pubblicato su Le Figaro è stato condannato a morte da cittadini islamici, tutti di seconda o terza generazione, e deve vivere come un fantasma, esattamente come di seconda generazione erano i criminali assassini che hanno guidato gli aerei l’11 settembre, l’assassino di Theo Van Gogh, gli assassini di Londra?
L’assassinio di Theo Van Gogh: vogliamo parlarne? L’80 % degli iman delle moschee europee ha approvato esplicitamente quell’assassinio. Il restante 20 % ha affermato che se esistesse una legge che punisce penalmente chi osa mancare di rispetto all’islam, il doloroso episodio sarebbe stato evitato.
E adesso arriviamo al punto. Je suis Charlie. Il periodico francese ha dichiarato che si rinchiude nell'autocensura. Non toccherà più l'islam. Si sfogheranno sul cristianesimo. Je suis Charlie ha squittito l'Europa, che si è ben guardata di dire Je suis Theo Van Gogh, Benedetto XVI , Asia Bibi. Je suis Charlie, sottomesso all'silam, pieno di protervia e violenza contro il cristianesimo e di viltà per l'islam.

Moi je ne se suis pas Charlie, io sono Silvana De Mari, disposta a morire per affermare che l'islam non è una religione di pace , ma di guerra, di odio all'uomo e alla libertà.

Silvana De Mari

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Monday 27 July 2015 - 11:10:09
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A proposito di multiculturalismo
venerdì 8 maggio 2015

L'economista indiano Amartya Sen, premio Nobel per l'economia nel 1998 e professore alla Harvard University, ha scritto:

" Il valore che la diversità può avere, in termini di libertà, deve dipendere proprio da come viene determinata ed affermata. Se in una famiglia conservatrice di immigrati in Inghilterra una ragazza vuole uscire con un ragazzo inglese, la sua scelta non può essere biasimata appellandosi alla libertà multiculturale. Al contrario, il tentativo dei suoi tutori di impedirglielo (cosa che accade spesso) non è affatto un atteggiamento multiculturale, dal momento che è volto a tenere le culture separate, in quella che si potrebbe definire una "pluralità di monoculturalismi". Eppure è la proibizione dei genitori che oggi sembra suscitare le simpatie dei devoti multiculturalisti.
[...]
Essere nati in una particolare comunità non è di per sè un esercizio di libertà culturale, dal momento che non è una scelta. Al contrario, la decisione di restare saldamente all'interno della tradizione sarebbe un atto di libertà se la scelta fosse fatta dopo aver preso in esame diverse alternative. Nello stesso modo, la decisione di allontanarsi, di poco o di molto, da schemi di comportamento tradizionali, presa dopo un'attenta riflessione, sarebbe anch'essa un atto di libertà multiculturale.
[...]
E' importante riconoscere che il primo successo del multiculturalismo inglese era legato al tentativo di integrare, non di separare. Concentrarsi sul separatismo, come si fa ora, non è un contributo alle libertà multiculturali, ma è il suo opposto."

( A. Sen, Confusione illiberale, trad. it. di M. Sepa, da "Il corriere " del 23 agosto 2006

Mastro Cecco

Category: IoStoConOriana.it Posted by: La Redazione on Sunday 11 January 2015 - 15:57:46
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